Massimo Famularo
Apologia di Socrate
22 Aprile Apr 2012 1018 22 aprile 2012

La processione di Santo Stato

C'era una volta un villaggio lontano dove si praticava un particolare rituale religioso: la processione permanente di Santo Stato. Santo Stato era il patrono di quella comunità e i cittadini credevano che, per mantenere i favori del proprio protettore, un'imponente struttura in legno, con l'effigie del santo dovesse essere costantemente trasportata in giro per il paese, sulle spalle dei cittadini che si alternavano per fare in modo che la processione non avesse mai fine.
Agli inizi, la struttura non era troppo pesante e la processione si praticava solo alcune ore al giorno per cui bastava un numero limitato di persone, per trasportare la struttura votiva. I sacerdoti del culto di Santo Stato raccoglievano offerte durante la processione e con esse aiutavano i più bisognosi e facevano fronte ad alcune esigenze della comunità. In virtù di questa benefica operazione, nei cittadini si radicò l'idea che quel rituale fosse molto utile alla comunità e che solo grazie ad esso l'equità e la tutela dei più bisognosi potesse avere luogo.
Poi col tempo i sacerdoti nel maneggiare tanto denaro cominciarono a pensare di poterne spendere una parte per i propri bisogni e quella parte crebbe sempre più. Visto che aumentava il danaro gestito, aumentò anche il numero dei sacerdoti e dei laici che assistevano i sacerdoti nel culto. I cittadini che, ancora credevano che la processione fosse indispensabile al bene della comunità, accettarono che diventasse sempre più lunga e frequente e che la struttura trasportata fosse più imponente e pesante e richiedesse un numero sempre più elevato di persone per essere trasportata.
Un certo giorno gli abitanti del villaggio si accorsero che la processione di Santo Stato era cresciuta molto oltre le loro aspettative iniziali. La struttura votiva era gigantesca e richiedeva ormai metà della popolazione per essere trasportata e la durata si era allungata fino a diventare permanente. Pertanto, metà dei cittadini sorreggevano la struttura di giorno e l'altra metà di notte. I sacerdoti e i loro aiutanti erano ormai diventati tantissimi e nessuno sapeva più quanto denaro tenevano per se stessi e quanto distribuivano alla comunità. L'unico fatto certo era che la loro parte era elevata poiché prendevano ai cittadini metà del loro tempo e più della metà dei propri averi.
Nessuno aveva il coraggio di dire che la processione permanente era troppo onerosa per la comunità e ognuno cercò di reagire come poteva. Qualcuno lasciò il paese perché non ce la faceva più a sostenere il peso della processione e delle offerte. Qualcun altro decise di barare e quando portava la struttura faceva solo finta di sorreggerla lasciando che la maggior parte del peso si scaricasse sugli altri. Chi non poteva barare e non voleva andarsene pretese pretese che i sacerdoti gli elargissero dei contributi in denaro per far fronte ai bisogni della famiglia. Con uno sforzo sempre più grande, che gravava su un numero sempre minore di cittadini la processione permanente di Santo Stato continuava il suo corso.
Il finale di questa favoletta domenicale è aperto e lasciato ai gusti del lettore: non sappiamo se i cittadini riuscirono ad accorgersi del pericolo prima che il peso diventasse troppo grande per i pochi rimasti a sostenerlo. La storia, tuttavia ci insegna che è molto difficile evitare il disastro poiché il numero delle persone che si accorge del declino incombente e ne accetta l'idea è sempre troppo esiguo rispetto a quelli che si avviano incoscientemente verso la rovina.

@Massimofamularo

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