Storie di un fisco minore
22 Aprile Apr 2012 1830 22 aprile 2012

L’azienda di Anna è in crisi, ma il fisco non le crede perché lei non vuole licenziare

Da tre generazioni, Anna confeziona abiti da sposa su misura. Costano, evidentemente, più di quelli “industriali”. La crisi economica colpisce, quindi, anche il suo laboratorio. Spendere tanti soldi per un vestito che, in fondo, si indossa per poche ore è un sogno di donna, per il giorno più bello della vita, che viene rovinato dal budget per mobili, elettrodomestici, banchetto per gli invitati, viaggio di nozze. Dichiara poco, Anna, perché di spose disposte a sborsare un po’ di soldi per l’abito bianco ce ne sono sempre meno. Ma c’è chi non le crede. “Devi darmi 40 mila euro”. Anna non ce li ha, quei soldi. Prova a spiegare che è tutto vero, che il settore è in crisi, che sta seriamente pensando di chiudere o di lasciare l’azienda ai figli. Niente da fare. “Devi darmi 40 mila euro”. Qualche amico si propone per darle una mano, per spiegare che Anna quei soldi davvero non li ha. Ma Anna e i suoi amici rischiano grosso: in caso di mancato pagamento le conseguenze sarebbero disastrose. Un sacco di incontri e la trattativa trova una conclusione: “Hai guadagnato 15 mila euro in più di quello che sostieni. Dammeli”. Anna accetta, preferisce evitare complicazioni. No, non è stata la camorra a chiederle quel denaro. E’ stato il fisco italiano. “Invito al contradditorio” è l’atto che Anna ha ricevuto in notifica. E’ il documento che precede l’avviso di accertamento per gli studi di settore. Quella fiscale è l’unica giustizia (?) dove c’è l’inversione dell’onere della prova: sei tu che devi dimostrare di non aver guadagnato, altrimenti paghi. Oppure proponi ricorso e i giudici tributari decideranno sei hai ragione tu o il fisco. Hai troppe rimanenze? Prova a convincere l’interlocutore dell’Agenzia delle Entrate che si tratta di tessuti che dopo un anno non valgono nulla. Un po’ come la mozzarella, quelle stoffe pregiate hanno una scadenza, ingialliscono. Troppi dipendenti? Come si fa a dimostrare che non ti va di licenziare sarte e ricamatrici che stanno con te da una vita? Per fortuna la funzionaria si compenetra e il maggior reddito accertato, durante la trattativa, diminuisce notevolmente. Ci si accorda, la cifra si posiziona intorno ai 15 mila euro, per quell’anno d’imposta. Quanto costa l’adesione tra Irpef, addizionali, Irap, Iva e Inps? 14 mila e 500 euro. 15 mila euro in più guadagnati (secondo il fisco) e devi darne 14 mila e 500. Sempre al fisco. Anna accetta, firma e ringrazia. Anche perché può pagare in comode rate. Maggiorate di interessi, ovviamente. Se non avesse raggiunto l’accordo, avrebbe rischiato di pagare tre o quattro volte tanto, dopo qualche anno di contenzioso davanti ai magistrati tributari. Cosa sono gli studi di settore? Un software perverso, diabolico: inserisci tutti i dati che riguardano la tua azienda e con un clic il programmino ti dice se sei “congruo e coerente”. Se non lo sei, rischi quello che ha rischiato Anna: devi dimostrare che è tutto vero, che quei soldi in più non li hai guadagnati. Se non convinci l’Agenzia delle Entrate, ti infili in un tunnel pericolosissimo. Nessuno è colpevole fino alla sentenza definitiva che stabilisce che lo sei. Ma l’undicesimo comandamento trova la sua eccezione nel fisco italiano. Prima paghi, poi ne parliamo.
Giuseppe Pedersoli

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