Gabrio Casati
23 Aprile Apr 2012 1206 23 aprile 2012

Cari anti-casta, perché non dite niente sugli sprechi siciliani?

«Regali di fine legislatura, Lombardo assume 22mila precari» recita il titolo de Linkiesta nel raccontare la Finanziaria regionale appena votata dall’Assemblea Regionale Siciliana.

Non si tratta esattamente di una novità. Il provvedimento era già contenuto in una circolare firmata dal Presidente Raffaele Lombardo. La circolare prevedeva che circa 22.500 lavoratori con contratto a tempo determinato fossero stabilizzati con contratto a tempo indeterminato, che la loro retribuzione fosse per 5 anni coperta all’80% dal bilancio della Regione e per il restante 20% dall’ente locale interessato, che tali assunzioni potessero avvenire sia in deroga al limite imposto dall’allora Ministro Tremonti di destinare non più del 40% delle uscite degli enti locali in spesa corrente, sia in deroga al Patto di stabilità interno. Si avete capito bene. In deroga a quel patto si stabilità che sta castrando molte amministrazioni locali.

E tutto questo per un totale netto a carico delle casse pubbliche che ovviamente non è dato sapere, ma che certamente è nell’ordine di alcune centinaia di milioni di euro/anno. Senz’altro molto di più di quanto incassino i partiti con i famigerati rimborsi elettorali che danno tanto scandalo in questi giorni.

Bene, perché qui non c’è scandalo? Dove sono i Savonarola anti-casta che fiutano anche le più microscopiche schifezze una tantum da poche migliaia di euro compiute dai politici di fronte a una montagna di milioni di euro che peserà sulle tasche dei cittadini da qui all’eternità? Dove sono i grandi giornali nostrani pronti ad impallinare i politici ad ogni scontrino rimborsato? Dove sono le telecamere invadenti dei nostri tg che seguono i poveri malcapitati dentro i cessi di casa a furor di vergogna popolare?

Perché non fa scandalo il fatto che mentre il Sindaco Pisapia deve fare i conti con 300 precari imbufaliti del Comune di Milano cui aveva promesso in campagna elettorale una stabilizzazione che a oggi non c’è ancora stata, il Presidente Lombardo ne stabilizza in un colpo solo 22.500, cioè 75 volte tanto pur avendo il Comune di Milano solamente un quarto della popolazione della regione Sicilia?

Perché non fa notizia che mentre tutte le pubbliche amministrazioni “virtuose” d’Italia (dunque in larghissima parte quelle del Nord Italia) procedono ad aumentare i tributi locali e le tariffe per i servizi ai cittadini, a vendere parti di patrimonio, comprese aziende ben gestite e capaci di creare utili (come nel caso di Sea a Milano e Sagat a Torino), a tagliare i servizi ai cittadini, proprio per rispettare il Patto di stabilità. E invece laggiù nell’”Isola felice” possono allegramente fottersene?

Cosa dice il Governo che agita lo spettro della Grecia in cui decine di migliaia di dipendenti pubblici sono stati licenziati, di fronte a una manovra di senso opposto da parte di una regione italiana? Cosa dice un governo, che in nome della “tenuta finanziaria della Repubblica” ha deciso di accaparrarsi la Tesoreria Unica, ovvero i fondi che le Regioni e gli enti locali “virtuosi” (dunque prevalentemente del Nord) avevano accumulato sui propri conti come conseguenza della loro volontà di adeguarsi al Patto di stabilità interno, del fatto che una regione possa mettere nero su bianco una spesa di centinaia di milioni di euro/anno specificando che verrà erogata “in deroga al patto di stabilità”? Cosa ha intenzione di dire e soprattutto di fare Monti dinnanzi a una così mostruosa disparità di comportamenti tra amministrazioni del Nord e del Sud?

La spesa pubblica improduttiva, la casta, i costi della politica di cui questo Paese ciancia da anni (così facilmente indirizzato da chi ha interesse solo a distrarre l’attenzione dai problemi dei veri poteri del Paese) sono i 22.500 precari regolarizzati in un colpo solo e nella Regione che già vanta la più mostruosa incidenza di dipendenti pubblici sul totale degli attivi di tutta Italia in presenza di servizi tra i più scarsi ai cittadini.

Migliaia sono i casi come questo, spesso meno conclamati, e milioni sono le persone che SONO spesa pubblica improduttiva.

I costi della politica – se quei quattro pirla di commentatori nazionali fossero meno pigri, meno incompetenti o meno coinvolti non dovremmo stare qui a sottolinearlo – sono quelli che servono a mantenere in vita l’artificiale economia di più della metà di questo disgraziato Paese. In un tacito patto di scambio tra risorse distribuite per servizi perennemente precari e consenso (sul modello della Salerno-Reggio Calabria, l’eterna incompiuta). Tagliarli significa tagliare teste, teste che presumibilmente non saranno molto collaborative nell’atto della decapitazione.
Decisamente altra cosa rispetto ai fatti di cui si scandalizzano i nostri gloriosi giornali. Perché altro è il sistema di governo del territorio.

Cosa si fa? Moriamo tutti insieme, senza differenze, così felici di aver potuto sostenere fino all’ultimo minuto che il Paese è tutto uguale? Che se Formigoni si fa pagare le vacanze e la Lega compra 150.000 euro di lingotti d’oro, questo vale a cancellare il fatto che il sistema sanitario lombardo non fa debiti e offre un servizio di qualità largamente superiore a quello siciliano, laziale o calabrese? Non fa debiti, è chiaro?, NON FA DEBITI!, il che significa che mentre i contribuenti lombardi saranno chiamati – come lo sono da anni – a pagare le nefandezze delle regioni dissestate, nessun contribuente italiano sarà mai chiamato a pagare i costi della mala amministrazione lombarda, semplicemente perché non c’è o, meglio, perché non produce montagne di debito.

Cosa tiene ancora insieme questo Paese? Perché i “contadini” (collocati in larghissima maggioranza in poche regioni del Nord) dovrebbero continuare a pagare questa Repubblica? Quale interesse materiale hanno a continuare a farsi mungere come vacche per mantenere, alla fine, 22.500 precari siciliani, 11.000 forestali calabresi o la miriade di imprese che si sono arricchite con gli appalti della sanità del Lazio che ha prodotto 15 miliardi di debito?

Le Istituzioni e i poteri possono continuare a invocare un dovere metafisico di obbedienza e principi tanto nobili quanto astratti di unità nazionale, negando ogni residua legittimità alla stessa domanda che abbiamo più volte posto. Ma la dialettica non potrà continuare a produrre effetti a lungo. Ci attendono anni bui e difficili in tutta Europa, anni in cui faticosamente le istituzioni continentali cercheranno di salvare loro stesse e l’Integrazione, anni in cui quasi tutto verrà rimesso in discussione (per volontà, ma più prevedibilmente per necessità), dal nostro modello di sviluppo al ruolo dello Stato, dal welfare (come ha già iniziato a suggerire Draghi dalla BCE) alla qualità dei processi democratici.

Se questo percorso dovesse anche solo in parzialmente fallire – e siamo convinti che lo farà, perché a queste condizioni non è sostenibile – il problema del senso dell’Unità d’Italia si riproporrà con una forza che le note dell’inno, le retoriche risorgimentali e un paio di coccarde difficilmente potranno arrestare. È tempo di parlare con concretezza e materialità, bandendo retoriche valoriali e ciance metafisiche.

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