Massimiliano Gallo
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23 Aprile Apr 2012 0850 23 aprile 2012

Tutto il mondo è exit poll

Non ho seguito lo scrutinio del primo turno delle presidenziali su una tv francese, quindi non posso dire se in studio ci fosse l’equivalente del nostro Losa che balbettava dati degli exit poll poi puntualmente spazzati via dallo spoglio effettivo. Un dato, però, risulta incontrovertibile: nella società della comunicazione la prima impressione è quella che vale. Dopo, a meno di stravolgimenti clamorosi, puoi solo provare a rabberciare ma non è la stessa cosa.

Se i primi exit poll danno Sarkoxy sotto di tre punti, hai voglia a spiegare che poi è finita con un 1,5% di differenza. Non conta più. Il messaggio è passato e quei media che cinque anni fa contribuirono a portare in trionfo la “rupture” del novello Napoleone, oggi - dopo essere stati maltratti nel corso del quinquennio - si gustano la rivincita.

Il risultato finale non è così diverso dai primi numeri, la sconfitta politica di Sarkò c’è tutta, ma se gli exit poll lo avessero dato sotto di un punto e mezzo avremmo letto su tutti i siti Internet ben altri titoli, magari del genere “Hollande vince ma non sfonda”, “Sarkozy tiene al primo turno”.

In Italia, ovviamente, non possiamo impartire lezioni a nessuno. A memoria non ricordo exit poll che abbiano effettivamente fotografato il voto degli italiani. Memorabile fu l’esperienza del 2006 quando alle tre del pomeriggio Prodi e il centrosinistra festeggiarono una vittoria dilagante e alle due di notte un terreo Fassino annunciò in piazza Santi Apostoli una vittoria con la faccia di chi sta andando a un funerale. I sei punti percentuali di vantaggio diventarono 24mila voti alla Camera.

Non si può dire che agli Stati Uniti sia andata meglio. Nel 2004 più rivelazioni attribuirono a Kerry la titolarità della Casa Bianca. In Italia andammo a dormire col re del ketchup al tavolo ovale e ci risvegliammo col sorriso di George Bush junior.

Ieri, tra l’altro, abbiamo assistito anche a un altro fenomeno. La divulgazione dei primi dati con un paio di ore di anticipo sulla chiusura dei seggi. Una tendenza che probabilmente non accennerà a diminuire. Sapremo i risultati (o meglio, gli exit poll) sempre più presto, così potremo divertirci a commentare. Tanto poi i risultati effettivi non è che abbiano tutta questa rilevanza.

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