Il tallone d’Achille – Reportage di quattro italiani in Grecia
24 Aprile Apr 2012 2136 24 aprile 2012

“Grecia, paese di caste: o le distruggiamo o moriremo”

A 7 ore dalla partenza, Guido offre tisane svedesi in pigiama, mentre il nostro giovane Marco ci raggiungerà direttamente in Stazione Centrale dopo gli ultimi prolungati abbracci. Prima di partire, Ludovico ha sentito Manos Matsaganis, collaboratore de lavoce.info, per organizzare uno dei tanti incontri che ci attendono. Ne è nata una breve intervista.

Manos Matsaganis è Assistant Professor presso il dipartimento di Scienze Sociali ed Economia Internazionale dell'Università di Economia di Atene. Parla italiano perfettamente. È sposato con Chiara Moroni, milanese, e precisa che i loro figli sono perfettamente bilingui. È stato socio fondatore e presidente del comitato genitori della scuola italiana di Atene e racconta come sia stata una delle cose piu' divertenti che abbia mai fatto. La sua passione politica e civica è forte oltre che di lunga data. È stato membro della direzione nazionale della federazione giovanile di un partito minore della sinistra democratica (anni 1980) e poi ha lavorato, in qualità di tecnico senza iscriversi al partito, come consigliere del primo ministro socialista. Pochi mesi fa ha deciso di presentarsi come candidato per Sinistra Democratica nella circoscrizione di Atene centro.

Come mai ha scelto di entrare in politica?
La crisi. In tempi normali la gente normale è più che contenta di lasciare la politica nelle mani dei politici. Ma i nostri tempi sono tutto fuorché normali: le elezioni politiche del 6 maggio potrebbero rivelarsi cruciali per il futuro della Grecia. Questo è il motivo per cui molte persone normali hanno deciso di svolgere un ruolo attivo in politica, alcune di esse per la prima volta. Quando le cose diventano serie, gli intellettuali devono o tacere o sporcarsi le mani e io a tacere non sono mai stato capace. Nel mio caso a una simile decisione hanno anche contribuito un continuo interesse per le idee delle varie anime del centro-sinstra e una fissazione con l’impatto distributivo della politiche pubbliche come tema di ricerca scientifica.

Nel vostro paese sono sempre maggiori le voci che si levano per un’uscita dall’Euro. Cosa ne pensa?
Il posto della Grecia è nel cuore dell’Europa. Non c’è futuro per il paese al di fuori dell’Ue. Un default significherebbe inevitabilmente una rottura gravissima: sarebbe vissuto come un evento traumatico, e comprometterebbe i rapporti della Grecia con gli altri paesi europei per molti anni. La moneta greca è l’Euro. Certo, la situazione attuale dell’Eurozona non è ideale: servirebbe un maggiore coordinamento delle politiche economiche dei vari paesi ed una ripresa degli investimenti pubblici a livello europeo per porre fine alla recessione in tutta Europa. Un tale cambiamento delle politiche europee ovviamente gioverebbe anche alla Grecia. Questo però non dipende tanto da noi. Il nostro compito, al momento, è di rimettere in ordine casa nostra. La crisi non è limitata alla Grecia, ma le radici più profonde sono domestiche. Gli enormi deficit cronici sono il risultato di una politica clientelare, di una amministrazione pubblica inefficiente, di istituzioni pubbliche inadeguate, e di una cultura imprenditoriale orientata verso appalti publici vinti grazie alla connivenza di politici e burocrati. Senza una rottura netta con tutti questi meccanismi non ci sará mai crescita sostenibile per l’economia greca. Perciò ripristinare la legalità, risanare i conti pubblici e riformare le istituzioni statali sono priorità massime.


Sembra una perfetta descrizione dei problemi che abbiamo in Italia. Ma come pensa sia possibile coniugare l’austerità che impone la troika con il mantenimento di almeno una parte del sistema di welfare?
Se l’austerità è inevitabile, come i vincoli europei richiedono, facciamo in modo che sia equa. Ce la possiamo fare, distribuendo meglio gli oneri, riducendo gli sprechi della spesa pubblica, garantendo agli utenti i servizi essenziali, e proteggendo efficacemente le vittime più deboli della recessione. Il welfare greco si sta dimostrando inadatto per la crisi. Mentre il tasso di disoccupazione sta raggiungendo record massimi, lo stato sociale sta facendo troppo poco per evitare che chi ha perso il lavoro cada nella povertá estrema. Perciò rafforzare gli ammortizzatori sociali deve essere nostra priorità fondamentale. Dato che la spesa sociale è già complessivamente alta, e che i limiti fiscali vanno comunque rispettati, questo obbietivo si può raggiungere solo destinando le risorse a chi ha più bisogno, non a chi ha più potere politico.


E i giovani? Come nel nostro paese stanno fuggendo.
Sì, l’emigrazione è diventata nuovamente un’alternativa attraente per molti greci. Di solito sono i giovani meglio qualificati e con mentalitá aperta che partono per un nuovo inizio all’estero, o scelgono di rimanere lá appena terminati gli studi. Buon per loro, terribilmente male per il paese. I nostri nuovi emigranti non stanno solo fuggendo dalla disoccupazione: loro rifiutano un mercato del lavoro dove il merito conta poco e dove l’iniziativa e l’originalitá sono spesso trattate con ostilitá. Per questo la fuga dei cervelli non finirà finchè non ci decidiamo a riordinare casa nostra. Noi Greci ci vantiamo tanto di essere ingegnosi e pieni di inventivitá: proprio come Ulisse. Non so se questo sia veramente il caso. So solo che ora è il momento per dimostrarlo: a chi ci guarda dal resto del mondo, ma soprattutto a noi stessi.

Conclusa l’intervista, cito il discorso di Pericle agli ateniesi. Manos Matsaganis fin lì gioviale e cordiale cambia tono e risponde serio: “Pericle è un grande. I suoi eredi molto meno”.

(Ludovico)

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