Multitalians
25 Aprile Apr 2012 1334 25 aprile 2012

A Herat, dove gli insorti non sono tutti talebani

HERAT (Camp Arena) – Anno dell’Egira 1391. L’operazione Naweed, buona novella, sta proseguendo da mesi. Le forze Isaf-Nato hanno approfittato della stagione invernale per incrementare la campagna di reintegro degli insorti. Molti di loro scendono dalle montagne che hanno fatto da rifugio in quest’ultimo periodo, si presentano alla polizia locale e lì dichiarano di voler consegnare le armi. In un attimo viene messa in piedi una piccola cerimonia. Kalashnikov e stringhe di munizioni sono sbattuti sulla piazza. Per la popolazione è un giorno di festa. Di solito, i rivoltosi che si presentano compongono bande di venti o trenta unità. Chi decide per tutti è il capo. Lui si consegna a quello che un momento prima era il nemico, con la speranza di ricevere clemenza e magari qualche aiuto per rientrare nella società. Alle volte agli ex insorti viene proprio data un’uniforme. Poliziotti, soldati dell’esercito regolare, avieri. Tanto per combattere lo sanno già fare.

Insorti. «Preferiamo non parlare esclusivamente di talebani», spiega un colonnello italiano. «Non ci sono soltanto loro». Non ha tutti i torti. È un luogo comune dei giornali banalizzare la guerriglia afgana a un fattore unicamente religioso. Signori della guerra, che hanno sconfitto i carri armati sovietici venticinque anni fa, narcotrafficanti, criminali comuni, clan armati. Il mosaico contro cui è schierata la Nato è composto da micro tasselli, infiniti per numero e identità variabili. Del resto non è solo il nemico a essere frammentato.

In missione a Herat da neanche 48ore e già i volti non si contano. Mi soffermo su gli Hazarà. La pelle bruciata dal sole, marrone e rugosa come il cuoio. Hazarà: sciiti per confessione, mongoli di etnia. Al tempo sono stati il bersaglio preferito dei talebani. Non solo per la fede in Ali. Come per molti dei popoli dell’Asia più remota, la loro barba è rada. Una punizione di Allah, secondo gli studenti coranici, i quali pretendevano che l’uomo dovesse dimostrare la propria mascolinità non solo nel saper combattere. Non solo nel sottomettere le donne. Ma anche esponendo una rigogliosa peluria facciale. Magari alle volte tinteggiata di Henné. Anche l’Islam più fondamentalista – quello più frainteso e lontano dal vero Islam – ha le sue ridicole eccentricità. Hazarà, dicevo. Resta il dubbio se i talebani li bastonassero di più perché sciiti, o glabri. Popolo fiero, quello dei discepoli di Ali. Circondato dalla Sunna e dalle pendici dell’Hindu Kush. L’Iran per loro è solo una chimera.

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