Mambo
25 Aprile Apr 2012 0810 25 aprile 2012

I partiti italiani: un medico confuso e incapace di rassicurare il paziente

C’è qualcosa di malato nel modo in cui la politica riflette su se stessa. Se mettiamo in fila le ultime tre prese di posizione ne abbiamo la prova. C’è Casini che vuole fare un grande partito centrista sciogliendo il suo. Ci sono Alfano e Berlusconi che vogliono cambiare nome a un partito in cui convivono quelli che voterebbero Hollande, tipo Tremonti, e quelli che festeggiano Marina Le Pen, tipo gli ex An. Nel Pd oggi si staglia la figura di Giuseppe Fioroni che, in una intervista, impone al suo segretario l’alleanza, la vuole strutturale, con Casini e il ripudio dei voti di sinistra, cioè praticamente quasi tutti quelli che il Pd ha visto che Fioroni non ne ha portati molti.

Perché scrivo che si tratta di una politica malata? Perché il distacco di questi ragionamenti dal sentire comune appare abissale. Pensate un po’ che effetto può avere sugli elettori se Casini diventa il capo del Partito della nazione oppure resta a guida dell’Udc. Oppure se Berlusconi resuscita con un altro nome e quelle stesse facce che il governo dei tecnici ha consegnato al mausoleo dei mostri politici. Oppure quale entusiasmo può cogliere il popolo di sinistra alleandosi strutturalmente con Casini, che peraltro rifiuta questa alleanza, per lasciarsi alle spalle decenni di battaglie comuni con Vendola? La brutale forza della realtà sta invece imponendo altri temi all’attenzione del paese. Due su tutti: il primo è se e quando l’Italia si potrà considerare fuori dalla bufera; il secondo riguarda la possibilità che le generazioni che si affacciano oggi sulla scena della vita pubblica hanno qualche speranza o devono considerarsi perdute. La famosa gente ha bisogno di rassicurazione e di sogno.

La politica è tutta qui, non nelle alchimie sulle alleanze, e la rassicurazione e il sogno hanno a che fare con una cosa che si chiama programma cioè non quell’elenchetto delle cose da fare ma quelle idee-guida su cui costruire la speranza di un paese. Solo a questo punto viene all’ordine del giorno il tema delle alleanze. Quel che la politica non ha capito è che la società la richiama alle sue radici, nel senso che vuole sapere in che mani dovrà mettersi per rassicurarsi e possibilmente sognare. Finchè la politica parla solo di sè non andrà da nessuna parte. Pensate un po’ se un malato dovesse sorbirsi ogni giorno le diatribe dei medici sul loro ordine professionale invece che sentire diagnosi e proposte di medicamenti. Forse anche per la politica vale il vecchio detto evangelico: medice cure te ipsum.

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