Banana Markets
26 Aprile Apr 2012 1113 26 aprile 2012

Le banche spagnole lo scrivono nei bilanci: la crisi del mattone non esiste

Le banche spagnole stanno bene. Così bene che i loro requisiti di capitale sono in linea con le nuove regole di Basilea III. Eppure il settore immobiliare iberico, che negli ultimi anni è stato ampiamente foraggiato dagli istituti di credito, non gode di una salute ferrea e sta preoccupando i mercati di tutta Europa. I prezzi delle case hanno perso il 28,6% dal picco registrato nel dicembre 2007, e all’orizzonte non i vedono compratori. I portafogli delle banche sono zeppi di attivi immobiliari: circa 600 miliardi di euro, stando alle stime della Banca centrale spagnola. Una situazione pericolosa.

Come fare? Semplice, basta non svalutare alcun attivo immobiliare. Lo ha detto stamattina alla Cnbc Anthony Fry, presidente di Espirito Santo Investment Bank U.K, ramo d’investimento del colosso portoghese, secondo cui il valore degli asset tossici iscritti nei bilanci delle banche spagnole non sono stati allineati al loro prezzo di mercato.

Un’operazione dolorosa ma necessaria che, a quanto pare, anche le banche italiane stanno evitando di affrontare. Nei giorni scorsi hanno suscitato un putiferio le dichiarazioni di Giuseppe Roma, numero uno del Censis, che ha detto di aspettarsi un calo dei prezzi pari al 20% per via dell’Imu. Al di là dei numeri, oggettivamente non quantificabili allo stato attuale, il valore delle case e dei capannoni è in contrazione e questo è un dato riconosciuto da tutti gli operatori del settore. C’è da chiedersi cosa succederà quando alle banche non basteranno più i due capannoni lasciati in garanzia dall’imprenditore a fronte di un fido. Il credit crunch non è ancora finito.

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