Multitalians
27 Aprile Apr 2012 1621 27 aprile 2012

Afghanistan: dubbi vari

FARAH – È come sempre: una missione ti smonta i pregiudizi e ti ribalta la testa. Primo viaggio in Afghanistan. Uno parte con il suo bagaglio di studi e preparazioni. Tutto esaltato perché si va sul posto. La teoria è chiara: buoni da una parte, cattivi dall’altra. Poi a seguire particolarità ed eccezioni. Dieci anni fa, la Nato è arrivata qui per fare il mazzo ai talebani che erano amici di bin Laden. Ma la guerra lampo non è riuscita. Così ci siamo legati a filo doppio a un Karzai corrotto e incapace di governare. E adesso, dopo tanti morti, perplessità e trattative, abbiamo deciso di mollare la presa. Tempo due anni e sarà l’exit strategy. Più o meno è così che la pensiamo tutti.
Cinque giorni in teatro e le convinzioni cambiano. Anzi, vengono a mancare. Il peggio è che il vuoto non è colmato. Prendiamo per esempio la Nato. Se ne andrà con le ossa rotte? Non è detto. Molti progetti di pacificazione e ricostruzione sono stati portati a termine e altri sono in agenda. Molte idee, soprattutto quelle legate al Training mission, è già previsto che andranno oltre il 2014. Allora perché dire che tra due anni in Afghanistan non ci sarà più nemmeno un soldato occidentale? Contractors a parte. Già questo non è vero. È un po’ come per l’Iraq. Lì ci siamo ancora tutti quanti. Anche se in misura minore. Tuttavia, se l’esercito iracheno oggi può dirsi in fase avanzata di training e rimodulazione, è grazie alle forze straniere. In primis i carabinieri, che a Baghdad stanno facendo da istruttori alla polizia. I risultati sono un discorso a parte. Lo stesso succede a Herat. Salvo la differenza che qui la missione è firmata dalla Guardia di finanza. Idem per l’Aeronautica, che a Shindand ha preso per mano i primi piloti dell’aviazione afgana e, con tanta santissima pazienza, cerca di portarli sulla linea di volo. Data di smobilitazione: 2016. Questo vuol dire che, tra due anni, non abbandoneremo Kabul a se stessa? Chi può dirlo?
Altra faccenda quella del nemico. Si parla e si scrive dei talebani. Unico e indistruttibile nemico. Non sono i soli. Addirittura non sono i più temibili. Perché la gente, da queste parti, si è stancata della loro dottrina estremista che non porta a nulla. Ma nutre qualche stima residua per chi combatte contro un governo (Karzai) ritenuto corrotto dai più e supportato da eserciti stranieri (Nato), sicché invasori. I mujaheddin per l’indipendenza del Paese non è detto che siamo estremisti del Corano. E sempre tra i nemici perché non mettere warlord, narcotrafficanti, criminali comuni e bande armate che non si arrendono perché altrimenti non saprebbero cosa fare? Per inciso: la Nato di invasore non ha nulla. Ma vallo a spiegare a chi sta tra le montagne, non sa né leggere né scrivere e l’unico aggancio con il mondo esterno è il Mullah che bercia contro gli infedeli!
Tra Herat e Farah, c’è chi fa le cose per bene. Ma i pregiudizi non ci permettono di prestarvi attenzione. Prima missione in Afghanistan. È il bello dei teatri: si arriva convinti di capire. Bastano pochi giorni per rendersi conto che questo è impossibile. Si tornerà a casa con tante domande che probabilmente non troveranno risposta. Però meglio il caos al dogma.

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