Andrea Guarise
ABC. A-Always, B-Be, C-Closing
27 Aprile Apr 2012 0830 27 aprile 2012

Certificazione e risparmio energetico. Risposte alle domande dei lettori

L’articolo di qualche settimana sull’Attestato di Certificazione e sulla formula Kwh/mq/anno ha suscitato diversi commenti, non solo quelli pubblicati qui su Linkiesta, ma anche diversi che mi sono stati rivolti direttamente.

Per questo ho interpellato nuovamente Giuseppe Lucadello dello Studio TTS, che opera assieme ai colleghi Lydia Bossi e Stefano Truzzi, per rispondere ad un paio di domande dei lettori.

Cosa rispondente a chi dice che “La formula della classe energetica è una immensa sciocchezza visto che funziona decentemente solo per le villette monofamiliare di recente costruzione a patto che il costruttore abbai rispettato i capitolati”?

La classe energetica non è una sciocchezza, sempre che la valutazione sia fatta correttamente. Purtroppo capita che le certificazioni vengano fatte con leggerezza. La colpa è certamente dello specifico certificatore che opera in modo non professionale (per vari motivi) ma anche della legislazione che prevede determinate metodologie per eseguire questa certificazione che troppo spesso si demandano ad un software senza che ci sia adeguata preparazione ed esperienza per affrontare queste valutazioni tecnicamente molto complesse.
Se una certificazione è fatta bene, professionalmente e senza “pressioni” esterne da parte di soggetti interessati ad arrivare ad una certa classe energetica, è attendibile anche per edifici di vecchia costruzione.

A tal proposito da sottolineare anche come, di fatto, si sia creata una babele regionale

Esattamente. Pur esistendo una normativa nazionale che accoglie le Direttive europee relative al censimento dei consumi, soltanto la Lombardia e il Piemonte prevedono sanzioni nel caso di mancata consegna degli attestati di certificazione energetica al momento della locazione di un’abitazione. Inoltre, soltanto quattro regioni (Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta) possiedono un catasto energetico regionale e, di contro, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Marche, Molise, Sardegna, Umbria e Veneto non possiedono nessun tipo di legge quadro in materia.
E anche sul fronte delle figure professionali incaricate di redigere le certificazioni, c’è molto “pressapochismo”. Risultano accreditati più di 40.000 certificatori, ma soltanto otto Regioni (Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Trento e Valle d’Aosta) possiedono già un elenco completo dei professionisti abilitati, altre 5 (Abruzzo, Basilicata, Lazio, Umbria e Veneto) prevedono di costituirlo a breve, ma delle Regioni restanti nessuna sembra intenzionata a provvedere.

C’è chi parla poi che “Avere un edificio classificato in classe A solo perché ho messo una pompa di calore, non vuol dire che sia a basso consumo”. Che significa allora avere un edificio a basso consumo energetico?

L’equivoco nasce dal fatto che la legislazione permette di guadagnare classi energetiche semplicemente intervenendo sugli impianti. Questo è solo parzialmente vero. Ad esempio installare un impianto di Ventilazione Meccanica Controllata (VMC) porta enormi vantaggi sia per il risparmio energetico ma anche nella salubrità dell’aria e nel comfort interno dell’abitazione perché permette un recupero diretto di calore che altrimenti andrebbe disperso. Capita anche di vedere case classificate in classe A o B, ma prive della ventilazione meccanica controllata, in questi casi la certificazione è inattendibile e questi edifici sicuramente avranno grossi problemi di salubrità interna al primo utilizzo.
Una pompa di calore ha sì un buon rendimento (a fronte di 1 kw elettrico consumato può produrre mediamente 3 kw di calore recuperando la differenza dall’aria o da sottoterra) ma deve fare i conti con il rendimento elettrico nazionale che è scarso. Infatti per produrre un Kw elettrico si devono utilizzare mediamente 2,43 kw di energia PRIMARIA ovvero quella che viene sottratta al pianeta .
Puntare invece su involucri efficienti che permettano di avere abitazioni calde d’inverno e fresche d’estate indipendentemente dagli impianti, è la strada per ridurre i consumi e inquinamento e aumentare il comfort interno.

Un tema caldo sono i costi: “Quanta differenza c’è tra una nuova costruzione, e portare la mia vecchia casa ad una classe energetica decente? Dovrei buttarla giù?

È difficile generalizzare essendo troppo diverse le tipologie edilizie esistenti. Lo standard “Casa-Passiva PassivHaus” è applicabile anche alle costruzioni esistenti e di qualunque tipologia costruttiva (legno, laterizio, pietra, ecc). Certamente è più semplice partire da zero, ma ci sono molti esempi di ristrutturazioni dove case altamente energivore sono state trasformate in passive. I costi sono quindi estremamente variabili ma ci sono le detrazioni fiscali del 55% e altre forme di agevolazioni ad esempio sulle cubature, secondo i vari regolamenti edilizi locali, che possono rendere meno onerosa la trasformazione, senza dimenticare la enorme rivalutazione che queste case avranno dopo l’intervento.
Fondamentale è capire che non basta ad esempio cambiare i serramenti o mettere il cappotto, l’intervento deve essere studiato e progettato con attenzione in modo globale per ottenere il migliore compromesso tra i costi e i benefici e per evitare gravi problemi successivi come condense o muffe, che potrebbero manifestarsi nel caso in cui l’intervento di recupero energetico non sia organico e accuratamente progettato.

Possiamo indicare qualche numero di massima?

Una stima di massima fornita dal PassivHaus Institut indica in circa 250 euro al metro quadro il maggior costo di un edificio passivo rispetto ad uno tradizionale. Per quanto riguarda le ristrutturazioni la stima di massima è molto più complicata per le numerose variabili presenti comunque in questi interventi.
In entrambi i casi, noi consulenti raccomandiamo sempre e caldamente di farsi fare prima di tutto almeno due preventivi, uno per la nuova casa o la ristrutturazione tradizionale, e l’altro per la classe energetica desiderata o Casa Passiva; subito dopo, farsi fare un grafico dei consumi per le due ipotesi, come quello pubblicato nello scorso articolo, con in più la differenza di costo fra le due opzioni; su questa base il cliente potrà prendere una decisione ragionata e consapevole.

Infine una mia domanda personale: meglio una Passivhaus, un edificio certificato “CasaClima” oppure un altro certificato “LEED”?

LEED è un sistema statunitense di certificazione che prende in considerazione aspetti diversi come l’uso del suolo, la provenienza dei materiali, lo smaltimento successivo con un sistema a punti che non ha accolto moltissimi favori.
Passivehaus e Casaclima sono i due standard che perseguono direttamente la costruzione di edifici a basso consumo anche utilizzando materiali ecocompatibili e naturali che spesso hanno prestazioni migliori di quelli di “sintesi”. Quindi gli obbiettivi per Passivhaus e Casaclima sono gli stessi, ma Passivhaus Institut di Darmstad è stato il primo a proporre edifici passivi.
Tutta sta nelle esigenze e negli obiettivi del cliente.

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