Il tallone d’Achille – Reportage di quattro italiani in Grecia
27 Aprile Apr 2012 1821 27 aprile 2012

Un altro triste primato per la Grecia: quello delle vittime di incidenti stradali

Le autostrade, le strade e i viottoli greci sono disseminati di cappelle votive. Assomigliano a una cassetta della posta in stile inglese ma, al posto del contenitore di buste, c’è una vera e propria chiesa in miniatura. Più particolari ci sono, più ricco è il costruttore, che vuole così ricordare la morte su strada di un caro defunto. Tra i tanti primati negativi della Grecia nell’Unione europea, c’è questo: le vittime di incidenti stradali.

E forse non è stato saggio, né ecologicamente ed economicamente sostenibile, scegliere viaggiare in auto e guidare per quasi 1000 chilometri in nemmeno tre giorni. Eppure, non avremmo potuto pensare di cogliere altrimenti la complessità di un Paese di cui tutti parlano e che - ad ogni angolo - mostra volti che rendono il suo rebus sempre più difficile da risolvere.

Atterrati a Salonicco, siamo subito andati a Orestiada, l’ultima importante cittadina prima della dogana con la Turchia, e abbiamo raggiunto Vyssa, il primo villaggio incontrato dai migranti che giungono in Europa dal Medio Oriente, sempre più dalla Siria, dopo aver attraversato il fiume Evros durante la notte. Passando di persona il confine fino a Edirne, chiacchierando con i poliziotti e la gente del posto, Guido e Marco hanno cercato di capire perché i politici greci hanno iniziato a costruire un muro di parecchi chilometri lungo il confine. Ludovico e Nicolò, invece, sono saliti alle 5 di mattina sul treno con cui i migranti arrivano a Salonicco, passando per Alessandropoli.

Proprio ad Alessandropoli, il porto più orientale del territorio ellenico, ci siamo ricongiunti e ci siamo mescolati ai giovani che affollano alle undici di mattina i locali e i bar della movida, stupendoci dell’apparente tranquillità e benessere che è possibile incontrare in un Paese in piena crisi, i cui cittadini hanno però, forse, solamente il giusto ordine delle priorità della vita.

Siamo poi tornati, dopo un lungo viaggio, a Salonicco, la seconda grande città della Grecia. All’ostello abbiamo conosciuto Mike, il proprietario di origine nigeriana che ha aperto e ristrutturato il suo albergo dopo essersi trasferito in Grecia dalla Bulgaria, e chiacchierato con due ragazze di Austin, Texas, in viaggio da tre settimane e mezzo per il loro gap year, accompagnate dalle splendide storie di Cent’anni di Solitudine e dal progetto di andare in Italia, dove si concluderà il loro viaggio.

Abbiamo passato la serata nella grande piazza Aristotele, con il mare alle spalle e le montagne, altissime e bellissime, davanti a noi, cenando con un amico, dipendente di banca, per avere alcune opinioni da insider. Questa mattina, invece, Guido ha incontrato Christos Kamenidis, un professore della facoltà di agricoltura, fuggito a studiare in America durante gli anni della Giunta dei Colonnelli, che ci ha raccontato del cosiddetto “movimento delle patate”. Ricordate? Ne avevamo parlato, e il movimento è nato proprio da una sua idea. Vi chiediamo, però, di avere ancora un poco di pazienza.

Christos ci ha offerto un buonissimo, infinito, ospitale pranzo a base di pesce grigliato (e patate, ovviamente), con cui abbiamo salutato Salonicco, per scendere nella Grecia centrale, quella meno conosciuta e meno raccontata, tra le montagne, in una città di poco più di centomila abitanti: Larissa. Perché siamo qui?

Avevamo bisogno di uscire fuori strada, andando a vedere come sono le cose fuori dai percorsi tradizionali, dal volto “pubblico” della Grecia, e abbiamo pensato di farlo andando a rendere omaggio alla città natale di Achille, a cui questo blog deve il nome.

Domani mattina ripartiremo, questa volta verso Atene, dove tutto succede. Restate aggiornati!

(Guido e Nicolò)

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