Marchionne veste Prada
30 Aprile Apr 2012 1133 30 aprile 2012

Cucinelli, avvio "col botto". Bolla del lusso o no, è un esempio da seguire?

Passatemi il termine, nè tecnico nè elegante: Brunello Cucinelli, neo quotato a Piazza Affari (il debutto è avvenuto venerdi 27), è partito col botto. Il titolo, collocato a 7,75 euro (al massimo della forchetta di prezzo) è stato scambiato a 12,09 euro: un rialzo record, di circa il 50%. Oggi il titolo (ore 12,56) vale 11,99 euro.

In bocca agli analisti c'è soprattutto la parola "bolla": la valutazione dell'azienda sul mercato supera di circa 40 volte gli utili dello scorso anno e di 23 volte gli utili attesi per il 2014, stime in proporzione superiori a quelle di Prada, azienda (quotata ad HK) che lo scorso anno ha fatto registrare risultati record con un fatturato di 2,556 miliardi, un utile netto pari a 431,9 milioni e un ebitda pari a 759,3 milioni di euro (+41,7%). Cucinelli si muove su cifre ben diverse: 243 milioni di fatturato, margine operativo lordo di 40 milioni e utile di 20 (Fonte: IlSole24Ore).

Detto questo, il listing è andato decisamente bene: non potrebbe essere un esempio da seguire per il lusso italiano? Qualche tempo fa Giorgio Armani si era lasciato scappare un "Chi si quota è perchè ha debiti o non ha abbastanza soldi", prontamente limato successivamente, ma una ricerca Pambianco pubblicata a novembre 2011 - eccola: http://www.pambianconews.com/analisiericerche/moda-e-lusso-ecco-le-50-aziende-giuste-per-la-borsa/
elencava le 10 aziende del settore moda-lusso che hanno le caratteristiche tecniche e oggettive per entrare in borsa nei prossimi 3-5 anni. In testa Dolce&Gabbana, seguiti da Giorgio Armani, Calzedonia, OnlyTheBrave (Diesel), Ermenegildo Zegna Group (che ad oggi ha il 3% di Cucinelli). E, ancora: Kiko (Percassi), Max Mara, Moncler Group (che dal 2011 è per il 45% del gruppo francese Eurazeo), Liu Jo e Dama (Paul&Shark).Per queste realtà la quotazione avrebbe il vantaggio di rafforzare la situazione patrimoniale delle aziende, per poi affrontare i mercati emergenti: per alcune è esclusa (Armani, se le cose stanno come l'anno scorso), per altre no (Diesel, visto che Renzo Rosso aveva aperto uno spiraglio sempre un anno fa).

Insomma: se le pmi sono una realtà evidente (e in difficoltà) del Paese, le grandi aziende sono un cavallo sul quale puntare, specialmente in un momento in cui il lusso sembra non conoscere crisi. Per ora, di matricole in vista a Piazza Affari non ce ne sono altre: chissà se qualcuno sfiderà la contingenza non proprio incoraggiante (ma nemmeno negativa per il lusso) per seguire l'esempio di Cucinelli?

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