La Nota Politica dei Ventenni
30 Aprile Apr 2012 1804 30 aprile 2012

Sergio Ramelli e i nostalgici del fascismo: Lettera aperta perché a Milano simili eventi non si ripetano più.

Pubblichiamo una lettera aperta, scritta e sottoscritta dall'On. Emanuele Fiano, Michel Dreyfus e Sara Elter.

Una risposta, quasi una resistenza a pochi giorni dal 25 aprile, alla manifestazione di commemorazione del giovane fascista Sergio Ramelli. Non si contesta e si condanna fermamente e senza appello la violenza di anni da dimenticare, ma non si può accettare l'occasione di un ricordo che si trasforma in apologia del fascismo. Lo spettacolo più sdegnante: quelle bandiere naziste sventolate con orgoglio e con impudenza. Proprio a Milano, capitale della resistenza italiana e legata da profonde radici alla lotta antifascista. Pubblicarla non servirà a cancellare la pagina di ieri, ma speriamo a non far calar ancora il silenzio e l'indifferenza collettiva, domani.

Lettera aperta.

Sig. Presidente del Consiglio
Sig.ra Ministro dell’Interno
Sig.ra Ministro della Giustizia
Sig. Prefetto di Milano
Sig Questore di Milano

Chi scrive, è cittadino di questa Repubblica, ne osserva le Leggi e ne rispetta la Costituzione.
Chi scrive sa come nasce la Costituzione di questo paese, conosce il sangue che è scorso durante la guerra di Liberazione dal fascismo e dall’occupazione nazista, vinta dai Partigiani alleati con il liberatori; conosce il senso che a questa Costituzione si diede proprio in risposta al ventennio di dittatura assassina e liberticida.

Noi conosciamo i simboli, le parole, le colpe e la memoria di quel ventennio. E sappiamo che non pochi ancora oggi conservano, per quella pagina di morte della libertà in Italia, una costante e patologica nostalgia. La domanda che ci è sorta come altre volte spontanea nelle ultime ore è : la Democrazia italiana, nata dalla lotta antifascista, ha dei limiti di espressione ? Qualunque espressione, anche la più palesemente coerente con quel passato, nei simboli e negli slogan, può essere espressa, senza divieti o limiti ?
Un giorno fa a Milano, città medaglia d’oro della Resistenza, 900 giovani appartenenti ai più noti gruppi dell’estrema destra extraparlamentare, hanno sfilato a Milano, facendo sventolare le loro bandiere bianche rosse e nere ( che strano ! proprio come quelle naziste del terzo reich ) con al centro la celtica, per ricordare l’assassinio di Sergio Ramelli.

Certo noi tutti potremmo stare zitti, rifugiare la nostra coscienza pigra dietro il diritto di espressione sancito dalla Costituzione nel sacrosanto Art. 21, verificare che la croce celtica non rientra in simboli storici del fascismo eventualmente passibili di ricadere in quanto previsto dall’Art. 4 della Legge Scelba del 1952, che punisce “chiunque pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche” . Tutto ciò lo conosciamo e ci è già stato spiegato molte volte. Ma non basta più. Perlomeno a noi.

Chi, come i firmatari di questa lettera, viene da famiglie dove il fascismo o il nazismo hanno inciso nella carne viva dei propri cari, chi come altri ha percorso la propria maturazione umana e culturale, nel solco della fede nella Democrazia e della Costituzione, sa che si sta oltrepassando un limite invisibile, quello del calpestamento della storia, dell’annientamento dei suoi insegnamenti. Anche il negazionismo in Italia non è reato, eppure sono tanti coloro che in Italia verificano con mano, nelle scuole e nelle piazze, quanto spazio stia prendendo il rischio di una riscrittura della nostra storia, proprio quella dove affondano le radici del nostro sistema democratico istituzionale.

Per questo facciamo appello a tutti Voi, perchè simili manifestazioni non abbiano più a ripetersi, se il loro scopo palese è quello di dimostrare pubblicamente la ripresa di possesso, per i movimenti neofascisti, e per i simboli neofascisti, degli spazi delle nostre città. Perlomeno, sappiatelo, lotteremo, democraticamente, contro il silenzio di chi vede sventolare 900 bandiere con la croce celtica a Milano, città medaglia d’oro della resistenza, senza fiatare.

Michel Dreyfus, Sara Elter, Emanuele Fiano.

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