Marta che guarda
2 Maggio Mag 2012 1550 02 maggio 2012

L'insostenibile leggerezza di un titolo (di testa)

Fosse per me al cinema ci andrei tutti i giorni, o quasi. Non mi piace soltanto perdermi dentro ai film, a una storia ben raccontata, a immagini che mi fanno vivere vite che mai saranno mie o che mi immergono dentro a mondi che mai vedrò davvero.

Mi piace anche fare la fila alla biglietteria, comprare le caramelle colorate al bar, o i popcorn, cercare emozionata il posto che mi è stato assegnato.

Mi piace guardare la pubblicità sul grande schermo, per non parlare dei trailer dei film che verranno.

Mi piace quando si spengono le luci, quando cala il silenzio e mi fa ridere anche quando la gente comincia a zittire chi non si rassegna a smettere di chiacchierare.

Una cosa che mi piace tantissimo, poi, sono i titoli di testa dei film. Perché i cinefili doc lo sanno: lì dentro, a volte, si nascondono veri capolavori. Per la capacità di sintesi, per la grafica, per la colonna sonora.

Ecco perché quando non riesco ad andare al cinema per tanto tempo (e mi succede spesso con il lavoro e i tre figli che mi ritrovo, e chi è madre o padre lo capisce benissimo), me ne vado qui e comincio a fare uno zapping godereccio e appagante tra le tante decine di titoli di testa che posso trovarci sopra. Di solito ne guardo tre più o meno a caso e poi scelgo il vincitore del giorno.

Tra i miei preferiti di sempre, per un motivo o per l'altro, ci sono questi tre, grandi classici ormai.

I titoli di testa più sexy:

Quelli più ricchi di pathos:

Quelli che tra grafica e musica sono davvero bellissimi:

Sono benvenute altre Top 3, ché c'è tutto un mondo da scoprire là fuori...

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