Dischaunt
3 Maggio Mag 2012 0854 03 maggio 2012

Il menestrello a 5 Stelle: "Grillo, ricordati dei musicisti"

Tutto era nato come un divertissement, un piccolo sfogo musicale. La canzone si chiamava "Un grillo per la testa", ed altro non era che un omaggio a Beppe Grillo da parte del cantautore romano Leo Pari, che compose la canzone a metà dello scorso decennio. "Mi sento parte di questo disegno / di chi mette la sua arte al servizio dell'impegno / di chi applica il suo genio rischiando la denuncia / continua la battaglia, combatte e non rinuncia", cantava Pari, in un brano rap scritto insieme a Pier Cortese che vedeva nel ritornello anche la "partecipazione straordinaria" dello stesso Grillo, attraverso la campionatura di un suo non ce la faccio più.

A Grillo la canzone piacque talmente tanto che decise di inserirne un estratto all'inizio di ogni video caricato su Youtube. Da quel momento Pari è diventato il "compositore ufficiale" del MoVimento Cinque Stelle. Lui si scherma: "Non credo che sia esatto parlare di una vera e propria collaborazione fra me e Grillo", spiega. Pari ha pubblicato tre album: l'ultimo, "Resina", è uscito quest'anno per Gas Vintage Records. Nel frattempo però ha continuato a scrivere musica per Grillo, mettendo la firma su entrambi gli inni ufficiali dei V-Day (V-Day, ci sei o non ci sei e V-Day 2.0, con Piotta e Adriano dei Radici del Cemento). E ha suonato a Cesena, durante il Woodstock Cinque Stelle, un festival da 180.000 presenze in cui, il 26 settembre 2010, si esibirono anche Fabri Fibra, Daniele Silvestri e Dente.

Pari, come ha iniziato a scrivere musica per Grillo?
Si parla del 2004 o inizio 2005, mi capitò tra le mani il DVD "Beppegrillo.it". Beppe era un comico che avevo sempre stimato, mi faceva ridere insomma, e guardando quello spettacolo rimasi colpito da come venivano svelate alcune verità nascoste sul mondo della politica, dell'ecologia e della società in genere. Qualcosa di interessante, utile e anche nuovo a mio avviso. Decisi quindi di dedicare una canzone a questo fenomeno sociale che stava nascendo, così scrissi "Un Grillo per la testa" che cominciò a girare e a diffondersi in rete. Di lì a poco fui chiamato da Grillo in persona, che mi chiedeva se poteva utilizzare il brano come sigla del suo nuovo spettacolo "Incantesimi".

Qual è il suo rapporto con Grillo? Si può parlare di una collaborazione ormai consolidata?
No, non la definirei una vera e propria collaborazione, io ho soltanto supportato con due mie canzoni quello che era nato come un servizio di libera informazione a favore del cittadino. Il nostro, in realtà, è un rapporto piuttosto breve e superficiale. Ci saremo visti due o tre volte massimo e di sfuggita, ricordo una volta una cena dopo un suo spettacolo al quale mi aveva invitato e nelle occasioni dei due V-Day che si svolsero a Bologna e Torino.

Come valuta oggi la scelta di avere legato così profondamente il suo nome a quello di un movimento?
Lei trova che il mio nome sia così legato a quello del movimento? A me non sembra. Io sono un musicista indipendente e le mie canzoni non vogliono sostenere nessuna fazione politica. Come le dicevo prima ai tempi in cui scrissi "Un Grillo per la testa" e "V-Day" non si parlava ancora di liste civiche, movimenti e partiti, ma si raccoglievano firme affinché persone con fedine penali compromesse non potessero far parte del Parlamento Italiano. Un'iniziativa più che giusta a mio avviso, partita dal basso e meritevole di sostegno.

Qualcuno sostiene che Grillo gestisca il movimento con modi autoritari. Lei cosa ne pensa?
Non ho idea di come venga gestito il MoVimento 5 Stelle, sicuramente come in tutti i movimenti o partiti politici c'è sempre più di una persona ai vertici decisionali.

Ma lei si ritiene più un musicista tecnico o politico?
Mi ritengo un musicista ispirato, se c'è qualcosa che mi tocca il cuore ne esce fuori una canzone. Nel mio ultimo lavoro "Rèsina" non c'è nulla di politico, ho parlato soltanto di sentimenti e fidanzate.

Ci racconti l'esperimento di Woodstock Cinque Stelle. Che cosa ha funzionato, e che cosa invece sarebbe potuto andare meglio.
E' stata un'iniziativa ottima, un giorno di festa e di musica gratuita per tutti, come è anche il Primo Maggio di Piazza San Giovanni a Roma. Non ricordo qualcosa in particolare che non abbia funzionato a Cesena, dovrebbero anzi essercene di più di iniziative del genere.

Dai tempi del folk di Dylan, la musica rock è sempre stata storicamente colonna sonora dei movimenti di protesta. Oggi non lo è più, o lo è di meno. É cambiato qualcosa, secondo lei?
Credo che anche lo stesso Dylan scrivesse quello che sentiva nel cuore, e spesso negli stessi dischi accanto a canzoni di chiara ispirazione politica come "Blowin' in the wind" o "Only a pawn in their game" c'erano delle delicate ballate d'amore. Spesso si tende a ricordare solo una parte della storia o ad analizzare la realtà in maniera parziale; ad esempio anche oggi ci sono diversi cantautori che si sono schierati politicamente. Mi viene in mente il Battiato di "Inneres Auge" o Fossati con "Cara Democrazia". Non credo sia cambiato molto dagli anni '60, quando in un paese le cose non vanno c'è sempre qualche voce che esce dal coro per denunciare un malcontento generale. Il fatto che negli anni '60 queste voci avessero un peso maggiore e ispirassero dei veri e propri movimenti è dovuto al fatto che a quei tempi il rock esercitava sulle masse ancora un forte impatto emotivo, quasi "mitologico", che oggi non c'è più, ma questo è un altro discorso.

Nella politica di oggi manca una melodia convincente o, al contrario, c'è troppo rumore?
Nella politica di oggi ci sono delle buone band, ma nessuna ha un front-man abbastanza forte da restare impressa e mettere d'accordo tutti.

I Cinque Stelle, secondo gli ultimi sondaggi, sarebbero al 10% di preferenze, un traguardo importante. Nel programma del MoVimento manca però un riferimento al mondo della musica. Lei che cosa proporrebbe di inserire, se potesse dare un suggerimento a Grillo? Di cosa hanno più bisogno gli artisti e i musicisti italiani, oggi?
Bisognerebbe inserire delle sovvenzioni per i musicisti di mestiere, così come accade in Francia o in Scandinavia. É assurdo che lo Stato non consideri quella del musicista come una vera e propria professione. Un piccolo stipendio mensile e una pensione per permettere a chi dimostra di vivere di musica di andare avanti e sviluppare il proprio talento. Fantascienza?

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