Andrea Tavecchio
Fisco e sviluppo
3 Maggio Mag 2012 0720 03 maggio 2012

Rompere il tabù della meritocrazia sulle rette universitarie

Se, come sembra, questo Governo deve servire a rompere dei tabù uno dei prossimi da attaccare è quello di reintrodurre la meritocrazia nel sistema delle rette universitarie. Lo studio è un diritto gratuito solo per quelli che hanno voglia di studiare e sono bravi nel solco di quanto previsto nella seconda parte dall'art 34 della Costituzione che recita " I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso."

Solo così si rimette in moto l'ascensore sociale e si rende, nel medio periodo, questo paese un po' meno ingessato socialmente.

Sul tema della piaga del sistema universitario attuale alcuni dati tratti da un bell'articolo di Antonio Giannino su lavoce.info" Parlando dei soli corsi di studio triennali nel 2010 il 40% degli studenti era iscritto fuori corso e il 60% si era laureato oltre i tre anni canonici. Non bastassero questi dati, di per sé preoccupanti, va detto che solo il 13% degli iscritti risulta avere un’età inferiore ai 22 anni, mentre il 34% ha più di 27 anni. Il dato che però desta maggiore perplessità è che il 27% delle facoltà in Italia non abbia nel 2010 alcuno studente laureatosi con meno di 22 anni: ciò significa che più di un corso di laurea su quattro produce solo studenti “vecchi”."

Antonio Giannino, dopo questa analisi, chiede di modificare il sistema attuale con un sistema di incentivi che potrebbe ridurre queste inefficienze "Quello che propongo qui è infatti un modello che riduca parallelamente il numero di studenti fuori corso, concentrando gli abbandoni solo dopo i primissimi anni dall’immatricolazione.Una possibile soluzione sarebbe quella di alzare le “rette relative”, ovvero la quota di retta a carico dello studente che attualmente è di circa il 20% a fronte del 80% finanziato dallo stato. Ad esempio, queste quote potrebbero invertirsi: il che equivarrebbe, secondo le ultime stime di Federconsumatori a far pagare circa 5000 euro ad ogni studenti e i restanti 1000 allo stato. Con i soldi così risparmiati sarebbe possibile istituire nuove borse di studio sia per chi non ha la possibilità di affrontare le spese universitarie sia per gli studenti meritevoli.".

Comunque al Governo le sanno queste cose anche perchè la voce.info ha tra i suoi animatori Francesco Giavazzi che di queste cose scrive da anni, anche oggi sul Corriere della Sera. Il Governo Monti può passare dagli editoriali alle proposte di legge, speriamo non si facciano scappare l'occasione.

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