Club House
3 Maggio Mag 2012 1358 03 maggio 2012

Titoli di coda (e ringraziate Buffon, su)

Qualcuno ringrazi di cuore Gianluigi Buffon che ha regalato al campionato di Serie A 180 minuti meritevoli di essere seguiti con il cuore in gola per chi è juventino o milanista. E pure per chi è leccese, genoano e viola. Viola di rabbia come Delio Rossi che prende a ceffoni il suo giocatore appena sostituito e che senza alcun rispetto per le gerarchie si permette sberleffo pubblico sotto gli occhi di dirigenza, pubblico e telecamere. L'ex tecnico della Fiorentina ha sbagliato: avrebbe dovuto attendere la fine del primo tempo e appenderlo al muro negli spogliatoi. Sir Alex Ferguson insegna che gli scarpini lanciati lontani da sguardi indiscreti lasciano il segno - meglio se all'altezza del sopracciglio. I Della Valle lo hanno scaricato, manco fossero nel pieno delle trattative per il gruppo Rcs, ma questo passa il convento oggi.

In trepidante attesa di un pezzo sociologico nel quale Beppe Severgnini o Massimo Gramellini ci racconteranno che quanto accaduto al Franchi di Firenze è lo specchio di un'Italia rovinata alle sue radici dal berlusconismo, stanno per scorrere i titoli di coda anche sulla stagione rugbistica europea. Tal là, il solito che tira in ballo il confronto tra calcio e rugby: col cavolo! Qui ci si ritrova nella categoria dei tifosi sopra citata che è costretta a sperare che contro il Cagliari e l'Atalanta i bianconeri portino a casa sei punti o che al più per una sera non sarà dispiaciuto di veder vincere l'Inter. No, no: è solo per dire. Per levare il velo al perbenismo imperante. Tipo: domenica scorsa il Leinster (di Dublino) e il Clermont si sono affrontati nella semifinale di Heineken Cup, il più ambito torneo europe: hanno vinto gli irlandesi in trasferta, a Bordeaux. Arbitrava l'inglese Wayne Barnes, reo agli occhi della stampa d'Irlanda di aver favorito il Galles allo scorso Sei Nazioni, estraendo un cartellino giallo generoso che ha lasciato la nazionale di casa in inferiorità numerica per dieci minuti, abbastanza perché i gallesi portassero a casa il risultato. Ordunque, Barnes ancora poco che si ritrovava gente sotto le finestre a ricordargli il compito da svolgere.

I giocatori francesi sono usciti dal campo con i segni della battaglia sul volto: la terza linea Julien Bonnaire aveva sulla guancia la marca dei tacchetti di un avversario. Quelli del Leinster sanno passare per angeli mentre fregano le caramelle ad un bambino: terribilmente furbi loro e Ponzio Pilato che arbitra. Perché a conti fatti, i francesi possono anche risultare antipatici, ma avendo a che fare con britannici supponenti, in altra maniera non saprebbero come comportarsi. Comunque, tutto il mondo è paese, che sia ovale o rotondo. La nemesi perfetta è la cappellata di Buffon che aveva rivendicato di essersene rimasto zitto mentre il pallone di Muntari varcava la linea della porta. E' solo questione di gestire la pratica. Solitamente - eccetto il caso francese - gli allenatori di rugby siedono in tribuna, di fronte ai monitor, mentre con un microfono trasmettono gli ordini a chi è ambasciatore in panchina. Non potrebbero mai prendere, abbandonare la postazione, scendere i gradini e avvicinare il giocatore appena sostituito per chiarire il loro pensiero dopo una cattiva prestazione. Attenderebbero di rientrare negli spogliatoi. I panni sporchi si lavano in casa, senza dover alzare necessariamente le mani perché due passi e un po' d'aria fresca al cervello aiutano sempre.

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