Mambo
4 Maggio Mag 2012 0713 04 maggio 2012

Hollande? La sua vittoria seppellirà l’anomalia della sinistra italiana

Se Hollande vincerà in Francia la sinistra italiana entrerà in ebollizione. Tre saranno i dossier da riaprire. Il primo riguarda il governo Monti. Il Pd sostiene con lealtà l’attuale premier anche se è scontento di lui e soprattutto lamenta il ritardo nel lancio della fase due. Le stesse nomine dei tre supertecnici che affiancheranno l’esecutivo ha suscitato grandi dubbi e persino irritazione con la nomina di Amato a controllore dei costi della politica mentre Bersani si era fatto promotore di una radicale riforma che dimezzerebbe il contributo pubblico ai partiti. Amato è un nome che divide la sinistra.

Gli ex socialisti non lo amano, gli ex comunisti lo temono in quanto vedono in lui il perenne candidato al Quirinale che può scompaginare i complessi giochi per la successione a Giorgio Napolitano. L’eventuale vittoria di Hollande confermerebbe nel Pd due tesi: la prima è che è possibile avere una strategia diversa da quella che punta solo sull’austerità, la seconda che va ricontrattato il rapporto con la Germania. Il secondo dossier riguarda la fisionomia del Pd. Non c’è dubbio che la vittoria di Hollande, assieme alla fine delle avventure del New Labour e della consimile esperienza tedesca, rilancia la questione socialista.

Comunque la si vorrà ridenominare appare chiaro che con Hollande presidente il tema di una sinistra riconoscibile diventerà più pressante acuendo i già difficili rapporti non solo con gli ex popolari come Fioroni, ma anche con Marco Follini e con l’ex repubblicano Enzo Bianco. D’Alema da qualche mese spinge per un Pd più di sinistra. Si sa che Bersani si muove lungo questa linea. Il successo socialista francese accelererebbe l’inversione di rotta rispetto ai tempi del lancio del Pd come formazione di centro che guarda a sinistra. Infine c’è il dossier Vendola. Nichi cerca di darsi una fisionomia che tenga assieme radicalismo e riformismo. La polemica con Grillo e lo scontro di ieri a Taranto con Bonelli, segretario dei Verdi e candidato per la guida della città jonica, lo sospingono sempre più verso una ridefinizione del suo partito. Vendola ha molti nemici a sinistra.

Due li abbiamo citati e non va sottovalutato l’impatto del nuovo soggetto politico fondato dai professori radicali a Firenze. La strada che il governatore della Puglia ha davanti a sé, di fronte anche alla rottura con Bertinotti tornato movimentista e rivoluzionario, è quella dell’approdo nella socialdemocrazia europea. Finora Nichi ha alluso a questo sbocco, ma con la vittoria di Hollande potrebbe essere tentato di mollare gli ormeggi e i vecchi alleati e fare il salto nel socialismo. Potremo assistere nei prossimi giorni a un vero capovolgimento culturale nella sinistra italiana. Les italiens da decenni, penso dagli anni di Berlinguer, cercano di essere l’avanguardia della sinistra europea nel tentativo di perlustrare strade nuove.

Ogni volta questa sinistra si è fatta precedere da altre sinistre. La socialdemocrazia ha battuto l’eurocomunismo, la terza via ha messo in soffitta il neo-socialismo di D’Alema. Tuttavia con la nascita del Pd la sinistra italiana creduto di aver dato la linea agli ex fratelli o cugini europei. Persino Nichi e prima di lui Bertinotti avevano creduto, superando Rifondazione comunista, di indicare una via nuova alla sinistra radicale continentale. Ora invece si torna alla normalità. La via italiana non esiste né è mai esistita. Per essere europei bisogna affratellarsi con quelli che vincono le elezioni. Nascerà da qui la svolta a sinistra per il Pd e il socialismo di Vendola. Per chi crede che questa sia una buona cosa, è finalmente il nuovo inizio.

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