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4 Maggio Mag 2012 2238 04 maggio 2012

Il diritto degli atleti ex dopati di partecipare, il diritto delle Federazioni di escluderli

Gli atleti squalificati per lunghi periodi a causa del doping, una volta terminata la loro punizione, potranno partecipare alle Olimpiadi. A sentenziarlo è stato lo scorso 30 aprile il Tas di Losanna, l’ultimo tribunale sportivo internazionale d’appello.
Dopo questo provvedimento, tanti atleti (da Dwain Chambers nell’atletica a Ivan Basso nel ciclismo) potranno pensare di obbligare le loro Federazioni nazionali di riferimento a convocarli per i grandi appuntamenti, e potranno perfino pensare di ottenere ragione nei tribunali – con buona pace della lotta al doping.

Contrario alla sentenza si è già dichiarato Renato Di Rocco, presidente della Federciclismo italiana, come ha detto lui stesso a Claudio Ghisalberti per la Gazzetta dello Sport del 4 maggio. Anche perché dal 15 aprile 2011 la Federciclismo si è data un codice interno per la convocazione di atleti in Nazionale: chi ha avuto una squalifica per doping superiore ai 6 mesi non verrà mai più chiamato.
Secondo la sentenza del Tas, ciò è ingiusto perché l’atleta ha già ricevuto la sua punizione, sotto forma di lunga squalifica, per cui non è equo aggiungere altre pene per lo stesso reato.

D’altra parte è diritto della Federazione, ovvero del commissario tecnico da essa nominato, formare la Nazionale secondo il proprio intendimento tecnico e secondo opportunità. Il che significa che non sempre vengono convocati gli atleti che nel corso della stagione hanno fatto segnare i risultati migliori, perché se il ct ritiene che con altri elementi la squadra potrà esprimersi meglio, quelli chiamerà.
Anche se, va detto, per i ct esprimere la propria opinione è facile quando si parli di squadre. E nel caso specifico della Nazionale azzurra di ciclismo, il ct Paolo Bettini può ben argomentare che uno come Ivan Basso sia più adatto alle corse a tappe avendo vinto 2 Giri d’Italia nel 2006 e 2010 (fonte Wikipedia) anche se in linea vanta un oro e un argento ai Mondiali (ma Juniores nel 1995 e Under 23 nel 1998)

Ma quando in ballo ci sono prestazioni individuali misurabili con precisione, be’, le cose si complicano molto. L’atletica inglese, per esempio, da oltre un lustro è alle prese con il caso di Dwain Chambers (ne ho parlato nel 2009 nel blog ComeSeFosseSport).
I ct inglesi hanno convocato Chambers anche dopo il termine della sua squalifica, e hanno vinto medaglie agli Europei. Ma all’Olimpiade, soprattutto la prossima che si disputerà a casa loro a Londra a partire dal 27 luglio, non ce lo vogliono per codice etico interno.
Però, insomma, come si fa a escludere uno che magari ha stabilito alcune delle migliori prestazioni cronometriche dell’anno? I ct magari lo escluderanno, ma se l’atleta farà ricorso... chi otterrà ragione?
Sì, ok, lo stesso Chambers ha ammesso che per un certo periodo della sua vita ha usato circa 300 sostanze dopanti... essendo trovato positivo una sola volta. E ciò suscita anche qualche dubbio sulla reale efficacia dei controlli antidoping.

Insomma, è un pasticcio. Se poi le regole sono ballerine e i tribunali indecisi, tutto si complica ancora di più. Non va bene.

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