Dire, fare, baciare, lettera, pubblicità e comunicazione
4 Maggio Mag 2012 1010 04 maggio 2012

Il mestiere più duro del mondo.

E' lo spot di cui parlano tutti in questo momento, realizzato dalla Procter & Gamble, P&G per gli amici, una di quelle aziende multinazionali che se facessimo il conto di quanti prodotti riescono ad inserire nella nostra esistenza quotidiana avremmo una maggiore percezione delle previsioni di George Orwell.

A pochi mesi, direi settimane, dall'inizio dei giochi olimpici di Londra, ovvero da 15 giorni dove subiremo un'indigestione di immagini, imprese, eroi e soprattutto messaggi pubblicitari, i procteriani, noi dell'ambiente abbiamo lo snobismo per chiamarli cosi', hanno voluto prendere il toro per le corna e partecipare alla grande messa neanche lontanamente immaginata dal barone De coubertin che comunque, d'altronde, ha indicato sin da subito una personale preferenza per la partecipazione più che per la vittoria.

Il problema é, pero', che la Procter non ha, nel portfolio delle sue innumerevoli marche, grandi nomi legittimi nel proporsi a un pubblico, teoricamente, interessato alle imprese sportive più che alla pulizia del water o alla capacità di assorbenza dei pannolini.

Per questo, l'idea é stata quella di prendere in contropiede l'avvenimento sportivo attraverso una esaltazione delle imprese dell'eroe per eccellenza del quotidiano, ovvero la mamma. Il film segue il percorso giornaliero di quattro mamme ai quattro angoli del mondo che svegliano i loro pargoli, e in un crescendo rossiniano, finiscono per assistere alle imprese sportive degli stessi, un po più cresciutelli. E che ovviamente, nel momento della vittoria, non dimenticano di ringraziare, appunto, la loro mamma che tanti sforzi ha fatto per loro.

http://www.youtube.com/watch?v=NScs_qX2Okk

Passata la prima sbornia dovuta alla consumazione eccessiva di miele va detto che il film é uno dei prodotti più paraculi che la storia della pubblicità abbia mai visto. L'idea di partenza é abbastanza pertinente e intelligente, ma alla fine il risultato é troppo flagrante per non pensare alle leve più bieche e banali utilizzate per suscitare l'emozione. C'é tutto dentro, c'é troppo, la sveglia presto, che é ancora notte, roba che neanche in una caserma, non mancano le lacrime profuse a piene mani, i panni da lavare, i calzini da stirare, i piccolini che cominciano i loro primi passi, esistanti, nei loro sport rispettivi fino all'evoluzione finale, alla vittoria ai giochi olimpici e quindi l'inevitabile ringraziamento alle mamme che hanno fatto tanti sacrifici. Il tutto accompagnato da una musica che più lacrimosa non si puo'. Roba che anche Mario Merola almeno, tra isso e issa ci metteva un malamente per rendere la cosa meno smielata.

Troppo, l'ho detto.
Peraltro, e qui faccio un discorso prodomosua, i padri che sono ?
I figli dell'oca bianca ?

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