Lezioni di Tango
4 Maggio Mag 2012 1558 04 maggio 2012

“Lo sfruttamento del petrolio serve a garantire l’equità sociale.” Suona strano, eh?

L’Argentina ha, da ieri, una nuova politica rispetto alle sue risorse energetiche. Tutte le imprese petrolifere operanti nel paese dovranno ricalibrare le proprie strategie sulla base di una legge che dispone che, a partir da questo momento, petrolio e gas cessano di essere un bene commerciabile a pacchi in giro per il mondo, una commodity, passando a essere un “bene strategico,” soggetto all’interesse pubblico nazionale, e per tanto non più disponibile a chiunque.

E’ ciò che dicono i primi tre articoli della legge votata dalla Camera dei deputati. […] La legge cambia radicalmente il modello privatistico [adottato a partire dal 1991], per il quale compagnie private possono appropriarsi di idrocarburi estratti – e parimenti delle riserve nel sottosuolo – scegliendo liberamente quali e quanti investimenti effettuare.

L’articolo 1 della nuova legge dichiara di interesse nazionale lo sfruttamento, il trattamento, il trasporto e la commercializzazione del petrolio e del gas. Il fine è quello di garantire “lo sviluppo economico unito a equità sociale, la creazione di posti di lavoro, l’incremento della competitività dei diversi settori economici e una crescita giusta e sostenibile delle diverse province e regioni.”

In questa nuova ottica, YPF nelle mani dello stato si converte in uno strumento motore dello sviluppo economico. E’ per questo che la parte che si riferisce alla sovranità sulle risorse energetiche precede quella che si riferisce al recupero del controllo dell’azienda.


Da ieri, come avete intuito, il petrolio spagnolo della Repsol è ufficialmente nelle mani del governo argentino. Lo ha votato il parlamento a stragrande maggioranza.

Proprio come è accaduto in Bolivia lo scorso primo di maggio, c’è stata un’irruzione negli uffici della multinazionale, i dirigenti spagnoli sono stati cacciati e la metà delle azioni della compagnia è stata nazionalizzata. Qualche giorno dopo, l’ufficialità in parlamento.
Semplice, brutale ed efficace.

Ho mille perplessità in merito alle modalità dell’esproprio, alla gestione energetica (passata, presente e futura) della presidenza Kirchner e alla estrema propagandizzazione politica dell’atto – dubbi con i quali magari un giorno vi annoierò debitamente.

Leggendo queste parole sul quotidiano “ufficialista” Pagina12, tuttavia, mi sono commosso per un attimo.

A prescindere dall’analisi politico-economica dell’atto di esproprio, sono parole che fanno pensare.

Proprio mentre in Italia fendiamo con la scure alla cieca, a destra e a manca, in un confuso e disperato tentativo di uscire dalla selva oscura della crisi. Colpendo, nel tentativo, donne vecchi e bambini innocenti.

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