Parsifal
5 Maggio Mag 2012 1851 05 maggio 2012

Tra il Trota e il Belsito... pietà per l'Umberto

Chi ha conosciuto Umberto Bossi nel suo trentennio di carriera politica, chi lo ha sostenuto e magari preso in simpatia, come chi l’ha contrastato e ferocemente avversato sul piano politico e culturale, chi l’ha anche odiato visceralmente non ha mai mancato di riconoscergli comunque, anche a denti stretti, una sorprendente capacità di intuizione politica, una intelligenza originale, magari popolana e contadina ma a suo modo efficace, una astuzia a volte luciferina che gli faceva attraversare le giungle e gli agguati di Palazzo con la sensibilità movimentista di un serpente annidato sotto le foglie. Qualità (virtù e vizi) di un politico di razza che tutti alla fine si sentivano costretti a riconoscere o quantomeno a rispettare.

Ecco perché, anche in chi l’ha duramente combattuto, emerge piano piano un senso di pena, se non di autentica e umana compassione per lo spurgo alluvionale che continua ad emergere da quella fogna a cui si era ridotta la tesoreria del partito e la cerchia sempre più impresentabile di badanti e famigli che ne avevano sequestrato non solo il corpo ma anche l’anima e la straordinaria creatività politica.

La vicenda della laurea albanese del figlio Renzo ne è lo sfregio più recente (e si teme che non sarà certo l’ultimo) : e trasmette la misura della pochezza e dell’ignoranza di quella congrega di mediocri trafficoni che in questi anni hanno gestito i vertici e la linea del terzo partito del Parlamento italiano.

I figli, si sa, “so’ piezzi e’ core”. E il “familismo amorale” è tradizione radicata e diffusa (non tanto lombarda, però…). E diventa patetico (se non sconvolgente) ricordare come qualche mese fa lo stesso Umberto magnificasse i progressi del figlio, che “…ha studiato l’inglese a Londra e lo parla così bene che ha appena fatto l’interprete tra Berlusconi e la Clinton…”. Perché è quanto gli ammanniva quotidianamente la sua corte che, come in una satrapìa araba medioevale, indirizzava il sultano dove voleva, riempiendolo di balle spaziali.

Ecco il diploma in Albania “in gestione aziendale” e in lingua locale è lo smascheramento simbolico degli imbrogli da pezzenti. A cui fa degno corollario la laurea in Sociologia nello stesso ateneo di Pier Moscagiuro (caposcorta della vicepresidente del Senato Rosi Mauro) e cervello politico della Lega, quale autore del fondamentale “Kooly Noody”, vero inno simbolo della corte di Gemonio.

Dei reati, dei diamanti e delle Tanzanie si occupa come è giusto la giustizia. Ma è tragicamente malinconico che tra eunuchi del cervello e favorite dell’insipienza, una corte sciamannata pretenda ancora di usare il corpo di un patriarca della politica per sostenere e coprire i propri miseri traffici. Chissà. Forse non resta per la Lega e il suo futuro che sperare in un soprassalto di lucidità e di saggezza del vecchio leone: come quando, richiesto se con il figlio arrivava alla politica il suo delfino, ebbe la simpatia di liquidare la cosa così : “Ma va là… Ma che delfino… Al massimo, al massimo è una Trota…”. Appunto.

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