La camera verde
5 Maggio Mag 2012 1741 05 maggio 2012

Urla, Teschi e Sentimento del Bello

In meno di un’ora l’ultimo esemplare in mani private de L’Urlo di Munch si è trasformato il quadro più pagato di sempre, per la gioia dei battitori della casa d’aste Sotheby’s, che mercoledì hanno assegnato l’opera per una cifra da capogiro. In confronto ai 107 milioni di dollari (che lievitano a 119,922,500, considerando i diritti d’asta) conquistati dal capolavoro norvegese, impallidiscono i precedenti record segnati da Picasso e da Giacometti, mentre Gustav Klimt, con i suoi 87,9 milioni di dollari, sembra quasi un dilettante.

Le logiche del mercato dell’arte appaiono oscure ai più ma, se le valutazioni economiche relative alla lucrosità degli investimenti sono sospese a fili invisibili, nessuno si azzarderebbe a mettere in dubbio il valore degli artisti sopraelencati, cristallizzati per sempre in griglie intangibili predisposte dalla storia dell’arte. Il tempo li allontana sempre più dall’eventualità di una rivalutazione in negativo, rendendone giustificabile, ma non realmente definibile, il prezzo, ristabilito di volta in volta dalla forza della domanda.

Il mercato dell’arte diventa l’arena in cui il liberismo economico più spinto fa mostra di sé: il compratore più costante, accanito e danaroso si aggiudica il prodotto più desiderato. Non ci sono sconti, né condizioni scusanti. Gli artisti più desiderati sono gli artisti più pagati, per quanto fabbricati ad hoc da critici sulla cresta dell’onda. Chi non apprezza è tacciato di qualunquismo e di superficialità.

Eppure, al di là del glamour che ammanta gli scenari artistici contemporanei, si avverte talvolta l’assenza di un criterio che consenta di distinguere il sublime dal ciarpame, e ci si rifugia troppo spesso nelle categorie dell’assoluta novità (l’opera come sguardo sul mondo, espressione di una poetica inedita, capace di rivelarci il nostro tempo) o del vintage di lusso (l’opera come rivisitazione e ibridazione colta di influssi divergenti). Quel che manca è la possibilità di ritrovare il fondamento di quell’assolutezza richiesta dal giudizio estetico kantiano, per il quale il bello non è mai ciò che piace soggettivamente, ma quel che universalmente e necessariamente è giudicato tale.

Il geniale paradosso della visione kantiana risiedeva nell’idea che sia possibile un giudizio estetico che derivi non dalle qualità intrinseche dell’oggetto, ma dalle attribuzioni di valore dei soggetti pensanti e che, al tempo stesso abbia validità universale, in quanto fondato non sul gusto, ma sul sentimento del bello, comune a tutta l’umanità.

Se l’arte è, da sempre, anche mercato, il progressivo sganciamento del bello dall’esteticamente piacevole, la possibilità di creare manufatti che siano considerati “artistici” pur senza piacere (talvolta in virtù del mancato piacere) ha aperto all’arte innumerevoli sentieri, dando spazio a forme e materiali in precedenza considerati indegni di ricevere attenzioni. La rivoluzione kantiana si è ribaltata nella legittimazione dell’assoluta libertà di espressione, nell’assenza di confini stabili e nella proliferazione di correnti e ispirazioni individuali. Il rovescio della medaglia è la mutazione dell’artista in oggetto costruito in laboratorio, sempre più inaccessibile alle critiche e spesso alla comprensione.

I dibattiti fra gli esperti assumono la forma di un attacco aprioristico o di una difesa a oltranza di artisti considerati alternativamente furbi o geniali. È di pochi giorni fa la notizia che, almeno per il momento, nemmeno uno dei 50 teschi realizzati dal multimilionario Damien Hirst, in occasione della retrospettiva a lui dedicata dalla Tate Gallery, è stato acquistato. Intendiamoci, il prezzo è destinato a scoraggiare i più: 45.000 sterline per un cranio colorato, seppur ideato dall’artista diventato celebre per aver inserito uno squalo tigre in una vetrina colma di formaldeide. I teschietti che giacciono al negozio di souvenir della Tate sono una copia del teschio tempestato di diamanti che ha contribuito alla fama di una delle artistar più pagate del Regno Unito.

Hirst è considerato da molti un vero innovatore e non un furbastro pieno di soldi, ma nel magma fluido del panorama contemporaneo, come dimostrarlo? A che cosa appellarsi? Che cosa distingue un genio da un folle che martella in uno sgabuzzino? Nel frattempo, a decretare la momentanea débacle è stato ancora una volta il mercato, stavolta non orientato dalle pagine argute di qualche critico, ma dalle disponibilità economiche degli aspiranti compratori, sgomenti di fronte ai prezzi ben poco invitanti dei manufatti esposti in vetrina.

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