Trieste spiegata agli italiani
6 Maggio Mag 2012 1540 06 maggio 2012

Niente vino in osmiza: arriva la Juve.

Niente Terrano e Malvasia vicino allo stadio. Lo ordina il sindaco di Trieste Roberto Cosolini, il quale, in occasione della partita di serie A Cagliari-Juventus che si svolgerà fra poco in città, ha firmato un’ordinanza che vieta la somministrazione e la vendita di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione nell’area che circonda lo stadio “Nereo Rocco“ e al suo interno.

Come recita l'ordinanza, da tre ore prima a un'ora dopo l'incontro sarà

vietata la somministrazione di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione negli esercizi pubblici, nelle osmizze e negli esercizi commerciali (...)

Niente vino, quindi, anche in alcune osmize, i tipici locali di Trieste e del Carso. Le osmize sono case di contadini nelle quali per alcuni giorni è possibile bere vino prodotto in casa e mangiare uova, salumi e formaggi.

Una frasca a Samatorza, sul Carso triestino.

Sembra che l'apertura delle osmize si debba a Carlo Magno, il quale dava la possibilità ai viticoltori del Regno franco di vendere il loro vino segnalando questa attività appendendo una frasca fuori dalla porta. Un diritto che fu sancito da un decreto del 1784 emanato da Giuseppe II d’Asburgo, che permetteva agli agricoltori di vendere il loro vino per un periodo di otto giorni all'anno. Il nome osmiza, infatti, deriva dallo sloveno osem (otto).

Ancora oggi le osmize sono segnalate da un frasco esposto sulla strada. E -nonostante la Juve- lo sport preferito di molti triestini, piuttosto che il calcio, è "andar per frasche", ovvero vagare per il Carso alla ricerca di un'osmiza aperta.

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