Congiuntura
7 Maggio Mag 2012 1648 07 maggio 2012

E per il “monetarista” Vittorio Feltri, Silvio ha perso per colpa dell’euro

«Il voto italiano dimostra che l’Europa non è considerata una risorsa ma una gabbia da cui liberarsi in fretta. Basta euro». Così Vittorio Feltri, ora editorialista de Il Giornale, ha commentato su Twitter il risultato delle elezioni amministrative italiane. Nelle parole di Feltri c’è indubbiamente qualcosa che non torna. Con la sconfitta del Pdl, in tanti stanno cercando di saltare sul carro del vincitore, quello dell’antipolitica. È fisiologico, ma anche preoccupante, dato che l’alternativa, unica, è proprio l’antitesi della politica. E francamente, è pure pericoloso. Troppo facile andare contro, rigettare quanto con cui si è mangiato fino a ieri, spingere per un’abbandono dell’unica strada possibile.

La deriva che sta prendendo la politica italiana è qualcosa che deve preoccupare. Più silenziosamente che in altri Paesi sta crescendo un sentimento anti-europeista che, anche se non raggiunge ancora i livelli che si sono visti in Grecia, fa già riflettere. L’omogeneità sociale di questo fenomeno contrario all’euro, all’austerity, alla Germania, a Bruxelles, lo rende di difficile gestione. E appare lapalissiano anche a un non addetto ai lavori che la soluzione non è quella di staccare la spina, fare fagotto e uscire dalla moneta unica, tornando alle singole valute nazionali. Eppure, questa è la concezione che, anche per colpa dei cosiddetti opinion maker, sta prendendo piede.

Negli anni Novanta, quando fu deciso di aderire all’euro, c’è stato uno scambio. I Paesi forti, come la Germania, hanno preso dei rischi in virtù di quelli deboli, come era (ed è ancora oggi) la Grecia e come era l’Italia. A differenza di tanti altre realtà, quella italiana ha però saputo fare diversi passi in avanti, anche se non abbastanza. Abbiamo le nostre colpe, se siamo in questa situazione. E il nostro dovere critico di cittadini, italiani prima ed europei dopo, dovrebbe essere una delle spinte per riportare un equilibrio. Invece no.

Far proprie le parole di Feltri e di tutti quelli che, in modo populista, invocano all’uscita dall’euro, non risolve il problema. Al contrario, lo amplifica. Quando il cancelliere tedesco Angela Merkel ricorda che occorre spingere con le riforme strutturali e con l’austerity non lo fa perché ha un interesse particolare, se non quello del mantenimento in vita dell’unico sistema possibile, l’Unione europea. Capirlo oggi, forse, non ce lo farà rimpiangere domani, se avanzeranno queste spinte secessioniste.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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