Da mamma a mamma: Take it Easybaby!
7 Maggio Mag 2012 1151 07 maggio 2012

Quattro anni prima di Easybaby...

Svegliata da un mal di testa martellante, colpa del troppo champagne bevuto la sera prima alla cena di Natale fra amiche, entro in bagno con la precisa e unica intenzione di fare una doccia ristoratrice. Apro l’acqua, in piedi davanti allo specchio sfilo la maglietta del pigiama dalla testa e lo sguardo, attratto da due magneti di insolite dimensioni, si posa istantaneamente sul seno. Cos’è successo? Decisamente troppa grazia! Realizzo che purtroppo non si può assolutamente trattare di un inatteso regalo di Babbo Natale.

Ciò nonostante mi abituo in un attimo alla mia nuova meravigliosa condizione di neo maggiorata e prima di pormi qualsiasi domanda seria in merito alle cause della mia nuova terza, corro a rimettermi una maglietta bella attillata. Ok, e ora? Ci penso subito, inutile negarlo, ma è una speranza così lontana…siamo sposati da un mese e mezzo…è possibile metterci così poco? Sono io che corro troppo, è solo suggestione, ma figurati! Mentre penso queste cose mi ritrovo a correre giù per le scale, la borsa stretta in mano, apro il portone, è il 22 dicembre 2006, ho 27 anni, mio marito è rimasto a Roma, sono sola a Milano ma la farmacia è aperta ed è lì, davanti a me.

Ci sono, eccomi: “Buongiorno dottore, avrei bisogno per favore di…”. E lui: “Carissima, Chiara! Come stai? Come va a Roma? Ho saputo del matrimonio, sei venuta a trovare la mamma? Portale i miei saluti, mi raccomando! E il papà? Tutto bene? Oh scusami, parlo troppo, dicevi?”.

Io a quel punto, con la mascella appoggiata al pavimento, riesco solo ad emettere un breve mugolio ma poi, un guizzo, il ricordo della scena di poco prima in bagno mi restituisce un minimo di coraggio e dico: ”Si dottore, grazie, tutto bene, ehm, dunque, avrei bisogno di: Supradyn, uno spazzolino, un dentifricio, una confezione di aspirina, una di Augmentin, filo interdentale, fermenti lattici, collirio, Saugella, Benagol, sciroppo per la tosse, echinacea e un gnegnestdignavdanza!”.
“Come, Chiara, scusa non ho capito cosa hai detto alla fine”.
“Un test di gravidanza, anzi due, facciamo tre”.

Esco sudata fradicia dalla farmacia, ho speso 150 euro e sono piena di cose che non mi servono ma ne è valsa la pena, ho in mano quello che volevo e forse sono riuscita a confondere a sufficienza il povero farmacista, forse no, ma va beh.

Salgo i gradini a due a due, quattro piani a pieni, varco ansante la porta di casa e in un attimo sono di nuovo in bagno. Ci siamo. E’ la resa dei conti, è la classica scena da film vista mille volte ma questa volta è vera e la protagonista sono io.

Aggredisco il primo astuccio, lo squarcio a dire il vero, poi mi pento e rimetto insieme i pezzi dell’involucro di cartone da cui riesco a capire quello che importa: due barrette uguale incinta, una sola uguale a non incinta. Sfodero il test, sembra più che altro un rossetto ma riesco ad individuare il punto su cui devo fare pipì. Non mi resta che aspettare…ogni secondo trascorso è pesante come una pietra ma la risposta arriva e in un attimo, come nei film, come per Beatrix Kiddo in Kill Bill, tutto è diverso.

Gioia e paura, paura e gioia, tutti i sentimenti del mondo sono venuti a festeggiarmi, divento elettricità, brillo, sono una mamma, ho due cuori. Sono magica.

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