Keynes Blog
8 Maggio Mag 2012 0925 08 maggio 2012

I socialisti europei in ordine sparso di fronte alla crisi

Incominciano a delinearsi i nodi che il nuovo presidente francese, François Hollande, dovrà affrontare nel suo difficile lavoro di capo del secondo paese dell'Eurozona. Il quadro, però, non è dei migliori. Mentre la signora Merkel ribadisce che di ritrattare il Fiscal compact non se ne parla, sempre dalla Germania arriva l'intervento di Martin Schulz, esponente di spicco dell'SPD e presidente del Parlamento Europeo.

Sulle colonne di Project Syndicate, Schulz saluta con entusiasmo la vittoria di Hollande, scrivendo che "raramente il cambio di leadership in un singolo paese europeo suscita tante speranze". La speranza, si intende, di un cambiamento di rotta nell'Unione europea che metta da parte l'austerità.

Sul "programma" della nuova fase, Schulz mette in fila una serie di punti molto interessanti ma, come vedremo, non tanto per ciò che c'è, quanto per ciò che manca. In primo luogo, Schulz chiarisce che di politiche monetarie espansive non se ne deve parlare:

Un nuovo master plan per la crescita non dovrebbe riguardare la stampa di nuova moneta. La disciplina fiscale resta essenziale, così come lo sono profonde riforme strutturali. Il patto di crescita può essere adeguatamente finanziato da nuove fonti di entrate, come una tassa sulle transazioni finanziarie e project bonds per investimenti in infrastrutture o arginando l'evasione e la frode fiscale, eliminando i paradisi fiscali, nonché da un uso più efficiente e intelligente dei fondi strutturali.

Il presidente del Parlamento europeo prosegue indicando "investimenti mirati" e la "priorità dei giovani" attraverso l'educazione e sgravi fiscali per le assunzioni. Riguardo il ruolo della BCE, per Schulz essa deve fornire denaro a basso costo alle banche che poi lo presteranno a piccole e medie imprese:

La BCE ha offerto prestiti a lungo termine alle banche ad un tasso favorevole. Questo denaro dovrebbe essere prestato a favore delle imprese di piccole e medie dimensioni, che sono la linfa vitale dell'economia europea.

Infine, Schulz sostiene che:

Gli Stati membri non dovrebbero tagliare il bilancio dell'UE indiscriminatamente nel corso dei negoziati sul piano di spesa a lungo termine per il periodo 2014-2020. Se vogliamo sul serio un piano generale per la crescita, abbiamo bisogno di fornire i mezzi necessari. Il bilancio dell'UE è un veicolo di investimento per aumentare la crescita economica e creare posti di lavoro.[...] Il bilancio dell'UE accresce gli investimenti, permette economie di scala, e non può presentare deficit.

L'SPD quindi, qualora dovesse vincere le elezioni nel 2013, non appoggerà quanto richiesto da Hollande: ricontrattare il Fiscal Compact e riformare la BCE perché diventi "prestatore di prima e ultima istanza" degli Stati (così, letteralmente, si è espresso Hollande). In particolare un ruolo della BCE comparabile a quello della Federal Reserve negli USA è stato indicato da numerosi economisti come la priorità se si vuole risolvere la crisi dei debiti sovrani. Ed è in effetti uno dei punti su cui Hollande ha insistito anche in campagna elettorale. L'unica concessione reale di Schulz riguarda gli Eurobond ma, chiarisce l'esponente socialdemocratico, "nel lungo termine".

Ad oggi ciò che emerge è che il socialismo europeo non ha un'idea unitaria sulle urgenze da affrontare, nonostante la firma del "Manifesto di Parigi".

Nel frattempo Hollande affina la sua tattica. Incontrerà la Merkel dopo il 15 maggio e le porrà l'alternativa: subito eurobond o riforma della BCE, non può dire no ad entrambi.

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