Jacopo Tondelli
Post Silvio
8 Maggio Mag 2012 1751 08 maggio 2012

Non fate le verginelle, sulla crisi e su chi non l’ha combattuta ha ragione Monti

Adesso in twitter è tutto un cinguettare. Un criticare. Un prendere le distanze. Oggetto del distinguere è il presidente del consiglio Mario Monti. La frase incriminata? Eccola qui: «Le conseguenze umane dovrebbero far riflettere chi ha portato l'economia in questo stato e non chi da quello stato sta cercando di farla uscire». Le “consguenze umane” sono state interpretate come i “suicidi degli imprenditori”, il che ha fatto scoppiare il putiferio. Monti e il suo ufficio stampa hanno precisato che non dei suicidi si parlava, ma - appunto - di “conseguenze umane”.

Ora, tra le “conseguenze umane” difficilmente potranno non essere conteggiati i suicidi, se davvero essi discendono da una crisi economica devastante come quella che attraversa l'occidente da anni. E quindi, il rattoppo di Monti risulta in definitiva faticoso e l’uscita assomiglia a un’indelicatezza che ha avuto il solo effetto di far scendere nei palinsesti informativi l’analisi (non proprio accurata) uscita dalla bocca di napolitano a proposito del grillismo e del “boom”.

Ma nel merito, cosa ha detto Monti di falso? Può essere imputata a lui e al suo governo una crisi di lungo periodo, di modello di sviluppo e di un paese che, fino a qualche anno fa, si sentiva negare radicalmente l’esistenza stessa della crisi da chi governava? È evidente, no. Poi, certo, una politica migliore non avrebbe forse evitato quelle morti tremende, nè sarebbe stata in grado di entrare in quel momento drammatico e privatissimo in cui un uomo decidere di smettere di esserlo e di togliersi la vita. ma ammettere la crisi, riconoscerla e lavorare per arginarla avrebbe fatto sentire molte persone meno sole. Forse Monti non ci sta riuscendo. Ma chi c’era prima ha fallito, e dare la colpa ha Monti perchè lo ha ricordato dopo un voto piuttosto chiaro espresso dagli italiani sembra come prendersela con il termometro perchè continua a segnare “febbre alta”.

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