Mambo
9 Maggio Mag 2012 0647 09 maggio 2012

Ci vorrebbe un Ulivo che inviti Vendola e Casini al dialogo

Per il centro-sinistra ci vorrebbe un’idea come quella dell’Ulivo. Che cos’è stato l’Ulivo? E’ stata l’alleanza fra la sinistra e un’area popolare e cattolica non banalmente definibile come moderata. C’era nell’Ulivo originario un trattino fra le due parole che ne faceva una risorsa vincente in quanto consentiva di esprimere le potenzialità delle due componenti principali attirando al voto una terza componente, formata da chi non aveva partito, che trovava una casa in cui fermarsi. C’era anche un leader pacato e competente a cui, come disse D’Alema a Prodi, i partiti maggiori cedevano sovranità. Quell’esperienza cadde per la fretta degli ulivisti radicali di togliere il trattino e per la resistenza dei partiti, e soprattutto del maggiore, a farsi soppiantare da un nuovo soggetto politico che li superava.

Dopo è andata come è andata, con gli errori compiuti nella legislatura a guida del centro-sinistra, il nuovo Ulivo diventato poi Unione, infine con il Pd. Resta il dato di fatto che questa area politica si è rivelata resistente anche al nuovo crollo del sistema politico e all’avanzare del grillismo. Cosa può voler dire oggi un nuovo Ulivo? Partirei da quel famoso trattino troppo frettolosamente cancellato. Per ricostruire una ipotesi di governo riformista del paese bisogna che i due soggetti in campo, la sinistra e i moderati, si riconoscano come tali e si alleino. Poi servirebbe un nuovo Prodi ma per questo c’è ancora tempo. I moderati sono in grave difficoltà. I moderati del primo Ulivo erano rappresentati da quella parte di mondo politico che rifiutava l’antipolitica berlusconiana e riconosceva l’errore di Martinazzoli, e di Occhetto, di tenere separate le strade del centro e della sinistra. Oggi questa area moderata appare concentrata soprattutto nel cosiddetto Terzo Polo che vive il Purgatorio, ma forse è già Inferno, dell’insuccesso elettorale. Casini dovrà prima o poi rendersi conto che la sua è un’operazione politicista e dovrà decidere se animare una nuovo centro-destra o spingersi fino a fare un’alleanza con il centro-sinistra. In mezzo può stare, ma sarà una morte lenta. Niente lo rassicura che andando a destra potrà guidarla, mentre ci sono buone possibilità che guardando a sinistra, contro la sua cultura ma entro un vecchio orizzonte democratico-cristiano, possa svolgere un ruolo e anche avere soddisfazioni personali.

Il Pd può tirare un sospiro di sollievo perché il voto lo tranquillizza, ma siamo appena all’inizio della tempesta che tutto può cambiare. Il suo problema principale è decidere se avanzare nettamente al paese la proposta di una guida riformista e di sinistra. Un tempo Veltroni l’aveva chiamata “vocazione maggioritaria”, oggi questa intenzione può tradursi in qualcosa di assai più comprensibile, cioè nella nascita di una casa dei riformisti in cui la sinistra smette di considerarsi figlia di un dio minore e avanzi, come negli altri paesi europei, una sua idea di fuoriuscita dalla crisi. E’ ovvio che una simile scelta spingerà la destra, tutta la destra, a riaggregarsi, ma non si potrà sfuggire all’infinito a questo sbocco naturale della politica occidentale, cioè la competition fra una soluzione di destra e una di sinistra. Questa sinistra in Europa è socialista e in Europa è socialista nel senso che non è ideologica e comprende al proprio interno anche componenti moderate e mercatiste, così come aree più radicali.

La formulazione di un primo cerchio, non fu Bersani a parlare di cerchi successivi a proposito di alleanze?, deve vedere la messa in comune di tutte le culture dell’area riformista e di sinistra e quindi il partito di Vendola, i socialisti di Nencini, i radicali di sinistra non tentati dall’antipolitica. Ognuno si tenga il suo nome, ma insieme si costruisca una casa. Una casa “per” fare qualcosa non per difendersi “contro” qualcuno. Questo primo cerchio può lanciare una proposta, un vero compromesso, ai moderati doc di questo paese per un programma a breve termine di salvezza nazionale. Questo ragionamento ha un senso se tutte le forze coinvolte o da coinvolgere fanno al paese una proposta di sviluppo incentrata su scelte comprensibili. So che i moderati del Pd si sentiranno stretti in questo schema, ma la loro proposta appare fuori tempo. Un Pd moderato e fatto a misura di Monti è destinato a morire, così come l’idea di un partito che si dichiara unificatore dei riformismi ma ne vuole espellere quello più forte, cioè quello socialista. Di fronte alla crescente ascesa del grillismo, un partito serio deve avere il coraggio di mostrarsi per quello che è. In fondo l’errore di Occhetto fu quello di voler fare molte parti in commedia, il politico e l’antipolitico, la tradizione di sinistra e il neo-giustizialismo. Se per una volta la sinistra scegliesse di fare la sinistra non sarebbe male per questa Italia in cerca di fortuna.

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