Multitalians
9 Maggio Mag 2012 0750 09 maggio 2012

Traffico d'armi in Siria. Coinvolta anche l'Italia?

Secondo l’inviato speciale dell’Onu in Medio Oriente, Terje Roed-Larsen, nella regione sarebbe in corso una specie di «danza della morte» in termini di traffico di armi. Causa primaria: la crisi siriana. In realtà da quelle parti gli scambi tra Kalashnikov, Uzi ed M16 sono una cosa di tutti i giorni. Il fatto però che, finalmente, all’Onu se ne accorgano è straordinario. Il Palazzo di vetro di solito è piuttosto lento nel riconoscere realtà evidenti a tutti. Vedasi Kofi Annan – che proprio della Siria è osservatore speciale – con la sua relazione al Consiglio di sicurezza di ieri. Nel suo “temino” l’ex numero uno dell’Onu non ha parlato né di questo traffico né è riuscito ad ammettere che nel Paese è in corso una guerra civile. «Ne stiamo correndo il rischio». Si è limitato a dire. Esempio di diplomazia irresponsabile, la sua. D’altra parte, cosa ci possiamo aspettare da un Annan che nel ’94 era a capo delle operazioni di pace dei caschi blu e, come tale, non è stato capace di intuire e quindi prevenire il genocidio in Ruanda?
Traffico d’armi, si diceva. Non è una novità, per nulla. C’è da chiedersi però chi siano i destinatari. Perché se l’esercito siriano, in quanto tale, è già più che fornito, allora si può pensare che anche i ribelli ricevano da fuori armi e munizioni. E chi gliele passa? Chi alimenta la guerra civile? Sempre ieri, per esempio, una nave italiana della compagnia Grimaldi, sarebbe stata bloccata nel porto di Tripoli – quello in Libano – perché a bordo pare che ci fosse un container con «quantitativi di armi e di munizioni». La nave veniva da Alessandria d’Egitto, dove anche lì il mercato è florido. Finora della faccenda ne ha parlato il quotidiano libanese As-Safir. Il silenzio in questi casi non è d’oro.

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