Gesellschaft
12 Maggio Mag 2012 1022 12 maggio 2012

E se il problema non fosse Equitalia?


Partiamo da un presupposto. É ovvio che non voglio strumentalizzare la faccenda. Sto male emotivamente quando leggo che ci sono stati suicidi e tentati suicidi per aver ricevuto una cartella esattoriale da Equitalia. La cronaca sui casi mi complica profondamente, fino a non volerne parlare e né scrivere. Sono stato sospeso davanti alla Rete e al televisore nelle ore in cui c'é stato il sequestro dei dipendenti di Equitalia la settimana scorsa. Quasi non ci credevo. Però alcune considerazioni vanno fatte.
Ancora ieri nuove manifestazioni contro Equitalia. A Napoli soprattutto, dove si é addirittura assediata la sede e dove ci sono stati scontri, mentre dentro i dipendenti erano costretti a non uscire e alcuni sono stati scortati fino a casa. In più, mi capita di leggere con maggiore frequenza articoli, status, tweet che inquadrano l'agenzia di recupero come "nemico" e verso il quale bisogna agire.
Nell'affrontare la riflessione sul tema ho letto molto, mi sono confrontato e ho discusso con chi aveva avuto e ha problemi con Equitalia. Devo dire che ce ne sono delle belle da raccontare. Come ad esempio persone che hanno avuto un blocco amministrativo per una multa, tra l'altro pagata sei anni prima, e con una sentenza che ordinava lo sblocco e che Equitalia ha ignorato. Questo esempio é solo un pezzo di tante altre faccende ben più delicate, come sequestri di immobili e pignoramenti ben più pesanti, ma rende bene l'idea, in quanto ragioni per criticare Equitalia ve ne sarebbero, ma sono per lo più orientate alla gestione e alla governance della agenzia. Questioni sostanzialmente politico-amministrative che andrebbero subito affrontate. Non si può accettare che per problemi di carattere burocratico o addirittura per errori amministrativi un privato può avere il potere di pignorare, di sequestrare o, come nell'esempio, importi un blocco amministrativo dell'auto. No.
Ma da qui a sequestrare persone o assediare le agenzie ne passa.
Tra i vari articoli letti che più o meno ho condiviso mi preme evidenziare il post di Andrea Zitelli apparso nel mese di gennaio su ValigiaBlu:

Metodi e circostanze che andrebbero analizzate in un dibattito serio e nel merito, al di fuori di ambiguità e facili demagogie politiche come quelle di evitare di affrontare i problemi nella loro complessità, negandoli o cercando facili soluzioni con rapide prese di posizione, per ottenere solo ed esclusivamente consenso politico ed elettorale. Mai dimenticarsi, difatti, che Grillo, con il Movimento 5 Stelle, è parte in gioco nel panorama politico italiano e che quindi ogni tema sociale è buono per fare campagna elettorale anche sulla pelle di tutti noi e del clima sociale e culturale in cui viviamo, come i tanto vilipesi partiti ci hanno abituato in questi anni.

Ebbene io parto dalla stessa ipotesi di partenza. Aggiungendo che la "rabbia sociale" (termine che odio ma che sono costretto ad usare) ha ormai in questi mesi focalizzato la sua attenzione su un nemico che si muove lungo un continuum che va da Equitalia fino a coinvolgere la cosiddetta "casta".
Equitalia è ormai sull'onda della cronaca per i disperati suicidi ed è diventata obiettivo primario. E a nulla servono le dichiarazioni come quella del sindaco De Magistris che ha intenzione di "cacciare" Equitalia. Sono poco più di semplici trovate propagandistiche. Anzi, alimentano una insensata ricerca di colpevoli.
La crisi economica ha ragioni profonde, non possiamo sintetizzare la complessità di tale tema ad una semplicistica contrapposizione o alla ricerca di un nemico comune. No, non lo accetto e sfido chiunque a sostenere che la colpa dei suicidi è di Equitalia.
La crisi coinvolge tutti e la disperazione di alcune persone mi fa rabbia e tristezza, e non comprendo le motivazioni di chi, vuoi per ragioni politiche o per questioni di propaganda culturale, tende ad alimentare questo insensato focolaio.
Il punto è che ormai il rapporto stato/cittadinanza è in crisi, e a nulla valgono gli strepiti contro l'agenzia Equitalia. Non cambia nulla. É un problema di policy, di politiche e di gestione della cosa pubblica che va rimodulato, ma in questo contesto anche i cittadini devono fare la loro parte. Perché dietro questo melmoso modo di affrontare la questione ci sono i grandi evasori ma anche i furbetti del negozio all'angolo.
Mi verrebbe da rispondere con altrettanta retorica, ponendo domande del tipo: e se come cittadini ci ponessimo delle domande e dichiarassimo una responsabilità collettiva? E se invece di infognarci su una caccia all'esattore provassimo a ripristinare quel sentimento di credibilità e di fiducia verso le istituzioni?
Beh, anche a me appaiono parole banali...ma é altrettanto banale e semplice assediare un nemico che nei fatti non c'è.

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