Diritti al punto
14 Maggio Mag 2012 1557 14 maggio 2012

Bersani butta a mare le coppie di fatto etero: una svista o una svolta?

Insomma, da Bersani non è propriamente arrivata la "proposta di matrimonio" che aspettavamo, ma tant'è che forse qualche passettino in avanti l'abbiamo fatto.

Ricapitolando le puntate precedenti: nel corso dell'ultima settimana i due massimi esponenti mondiali del progressismo attualmente al governo - il presidente degli USA Barack Obama e il presidente francese François Hollande - si sono schierati senza esitazioni a favore del diritto delle coppie omosessuali ad accedere all'istituto del matrimonio. D'altronde questo tema faceva parte dei programmi dei loro rispettivi partiti già da tempo.

Ci si attendeva quindi che anche il centrosinistra italiano, a partire dal suo principale leader Pierluigi Bersani, battesse un colpo. E ieri Bersani, intervistato sull'Unità su molti temi, ha risposto anche a un paio di domande su questo tema.

Sostiene Bersani: «Una regolazione moderna delle convivenze stabili tra omosessuali è un elemento di civismo, che un governo deve affrontare. È chiaro che se la questione non verrà risolta da questo governo toccherà a noi farlo». E aggiunge : «Terrei fuori dal dibattito la parola matrimonio, che da noi comporta una discussione di natura costituzionale, al contrario di altri Paesi. Tuttavia dobbiamo dare dignità e presidio giuridico alle convivenze stabili tra omosessuali perché il tema non può essere lasciato al far west».

Tralasciamo per un momento le considerazioni circa la costituzionalità o meno del matrimonio omosessuale in Italia e nel diritto comparato, anche perchè Bersani pare non molto preparato sull'argomento (esistono, infatti, costituzioni, come quella spagnola ad esempio, in cui la definizione di "famiglia" è molto più esplicita che in quella italiana, ma ciò non ha impedito in quei paesi delle interpretazioni evolutive del diritto) e concentriamoci sulla vera notizia: Bersani non parla più, come si è fatto nel dibattito politico degli ultimi anni, di una legge per le coppie di fatto etero ed omosessuali, ma parla soltanto delle "convivenze stabili tra omosessuali" .

Si tratta di una svista o di una svolta? Personalmente sono più propenso a pensare alla seconda ipotesi. Il principale elemento ostativo, infatti, ad una soluzione italiana per il riconoscimento delle coppie omosessuali è stato quello, a mio parere, di aver voluto mescolare questo tema con i problemi di quelle coppie di fatto eterosessuali che sceglievano di non sposarsi, ma rivendicavano comunque una "tutela minima" delle loro unioni.

Voler tenere assieme la tutela dei diritti di quelle coppie gay che volevano impegnarsi reciprocamente e di quelle coppie etero che rifiutavano i vincoli e gli impegni reciproci ha portato questo dibattito verso esiti nefasti: ricordiamo tutti come una proposta saggia ed equilibrata come quella dei PACS francesi, elaborata dai DS nella legislatura 2001-2006, pur avendo un larghissimo consenso nell'opinione pubblica, si tramutò poi nella legislatura successiva sotto le spinte delle pressioni vaticane in quel mostro giuridico dei DICO, che erano fondati sulla negazione della dignità sociale e civile delle coppie che lo sottoscrivevano.

Ciò avvenne anche e soprattutto per i timori delle gerarchie ecclesiastiche di creare una sorta di "matrimonio di serie B" per le coppie etero, più ancora che per il fatto di riconoscere alcuni diritti anche alle coppie omosessuali.

Il timore non era tanto quello "che le mogli scapperanno con la cameriera", per citare i deliri di Fanfani ai tempi del referendum sul divorzio, quanto piuttosto quello che, in una società come quella attuale in cui il tasso di separazioni e divorzi è molto elevato, di fronte alla possibilità di un "matrimonio più leggero" con meno diritti, ma più facile da sciogliere, molte coppie eterosessuali avrebbero scelto questa seconda possibilità. Sono le stesse motivazioni (sbagliate, a parer mio) che stanno alla base, peraltro, del no delle stesse gerarchie ecclesiastiche a qualsiasi disegno di legge sul divorzio breve.

Separare i destini delle coppie conviventi eterosessuali (per i problemi delle quali, forse, gioverebbe condurre in modo più convinto la battaglia, appunto, sulla riduzione dei tempi di divorzio) da quelli delle coppie omosessuali, che al momento non hanno possibilità alcuna di tutelare giuridicamente i loro affetti e stanno - come dice giustamente Bersani - in un far west giuridico, può essere la mossa del cavallo. La mossa che può far uscire questa discussione dal pantano dei modelli "simil-DICO" per imboccare finalmente la strada di un riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali.

Una volta imboccata quella strada, a parte le discussioni nominalistiche sul matrimonio, sarà inevitabile che alle coppie omosessuali che scelgono di convivere stabilmente vengano riconosciuti gli stessi diritti delle coppie sposate.

Bene quindi Bersani, a condizione che nelle prossime settimane riesca a chiarire che di vera svolta si tratta e non di una semplice svista. E che a quel punto il PD si impegni, superando le resistenze interne, su una proposta chiara e coerente con quest'impostazione riformista. Magari facendo uscire dalle sabbie mobili quella fantomatica Commissione Diritti presieduta da Rosy Bindi, che da mesi discute senza proporre soluzioni.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook