Jacopo Tondelli
Post Silvio
14 Maggio Mag 2012 1117 14 maggio 2012

il cv falsificato: quella bugia del boss di Yahoo! che in Italia non scandalizzerebbe nessuno

Stefano Maruzzi torna sulla storia del momento, in America. È la storia di un supermanager, capo di Yahoo!, che si chiama Scott Thompson. Che, a suo tempo, si è inventato una laurea in Computer Science (laurea mai conseguita) e per rendere la bugia più solida l’ha ripetuta in tutte le sedi ufficiali: compreso il curriculum depositato in Sec (la Consob americana), realizzando un illecito sanzionato penalmente. Una debacle che impone a Thompson di andarsene.

Cosa sarebbe successo se tutto questo fosse successo in Italia? Se lo chiede - e mo lo chiede - sempre Stefano Maruzzi. La risposta non è semplice e dipende da molte variabili. Fosse successo al capo di una multinazionale, con ogni probabilità, la reazione non sarebbe stata diversa, e le conseguenze probabilmnente pure. Le multinazionali sono luoghi extraterritoriali, che rispondono solitamente a regole del paese d’origine. E se il paese è un paese anglosassone - si sa - le bugie non sono solo peccato, ma reato.

E da noi? Beh, da noi una sentenza passata in giudicato per reati finanziari non preclude (quasi) a nessuno di rilanciarsi come amministratore delegato o manager, e figurarsi se basta una piccola bugia. Poi, sarà che siamo cattolici, ma le bugie sono un peccato perdonabile. E io, dopo tutto, sono quasi d’accordo con questo sentimento di fondo. Preferirei un paese in cui se un boss vuole mentire sui titoli di studio (o sulle cene eleganti che si svolgono a casa sua) viene guardato con il compatimento che merita. Ma se perde milioni dei risparmi di altri per mala gestione, e rischia di far fallire aziende, famiglie, paesi, allora viene cacciato in fretta e con ignominia. Questo - lo so per certo - in Italia non capita. E se capita in America, allora sì, voglio l’America.  

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