Ernesto Gallo e Giovanni Biava
Giovine Europa now
15 Maggio Mag 2012 1717 15 maggio 2012

Fine dell'Unione europea

Il progetto politico europeo, nato con Monnet nel 1950 e perseguito da varie elite nazionali e continentali, e’ finito. Forse e’ finito nel 2005, con il no dei francesi alla Costituzione europea. I fatti di queste settimane ne hanno mostrato aspetti tragici, che non ci aspettavamo, e l’hanno infine sepolto.
In Grecia i neonazisti di ‘Alba Dorata’ hanno addirittura ottenuto 21 deputati (6.97% dei voti). Il paese sembra averne abbastanza dell’Europa, dei suoi conti, dei piani di austerita’. D’altra parte, salvare le finanze di 11 milioni di persone non era impresa cosi’ difficile (nella UE siamo oltre 400 milioni), se l’Unione europea fosse esistita sul serio. Invece no, e in due anni i tassi di suicidio greci si sono piu’ che raddoppiati, per continuare con l’aritmetica che Bruxelles tanto usa. Purtroppo, qualcosa di simile sta accadendo anche in Italia, con un elenco quotidiano di imprenditori (e non solo) che ci lasciano. In Francia, la disperazione della provincia si e’ manifestata in tanti modi; oggi si e’ in parte incanalata nel voto per la destra estrema e nelle speranze che Hollande porti novita’.
E’ vero, la Grecia ha truccato i conti; la Grecia ha un settore pubblico inefficiente e lacunoso; ma chi ha sbagliato di piu’ di tutti e’ l’Europa, con un atteggiamento persecutorio ed inetto. La mentalita’ tecnocratica della ‘troika’ UE non deve sorprendere. Le istituzioni di Bruxelles, e in particolare la Commissione, sono strumenti di ben piu’ potenti forze economiche transnazionali, soprattutto atlantico-americane; un’occhiata al CV dei loro membri, a partire dal presidente Barroso, dice gia’ molte cose. Ma se l’Europa vuole essere anche progetto culturale e politico, allora ha sbagliato di brutto. ‘Culturalmente’, l’intera vicenda greca (e... mediterranea) e’ stata neanche velatamente divulgata come caso di un’Europa meridionale sprecona, indisciplinata, pigra. Pochi ricordano che il consumismo e’ un’invenzione anglosassone, e che paesi come l’Italia sono stati per decenni noti per un’elevata propensione al risparmio; ma anche prescindendo da cio’, tutta la campagna mediatica sui PIIGS non e’ certo all’insegna di uno spirito da ‘comunita’’ europea. L’aspetto politico e’ ancora piu’ inquietante. A Bruxelles e Berlino parlano di democrazia e diritti, ma i vari Barroso, van Rompuy e Juncker sono forse stati eletti dai cittadini greci? Perche’ nessuno ha detto a questi ultimi che l’Europa e’ anche un progetto politico, e che esiste un’altra idea di Europa, politica, democratica, federale? Forse perche’ a Bruxelles nessuno ci crede. Se cosi’ e’, vale la pena continuare con un’austerity insensata, dopo le rasoiate a salari e servizi, l’aumento del crimine, la ricomparsa della malunitrizione, per tacere dei suicidi? Meglio andarsene, da ‘questo’ Euro, che d’altra parte se ne e’ gia’ andato, via dai suoi cittadini.
L’Italia, per ora, se l’e’ cavata un po’ meglio, ma fino ad un certo punto. Anche qui, nessuno nega i problemi dei conti pubblici e soprattutto di un’amministrazione statale inefficiente e spesso clientelare. Oltre quaranta suicidi di imprenditori in poco piu’ di cinque mesi e’ pero’ un dato raccapricciante. Un classico della sociologia, Emile Durkheim, con il suo scritto ‘Suicidio’, del lontano 1897, ha forse qualcosa da spiegarci. Dati alla mano, Durkheim illustro’ come queste decisioni estreme, in una societa’ moderna, siano di solito l’effetto di una situazione ‘anomica’, ossia di una ‘perdita di punti di riferimento’ sociali e valoriali, che caratterizzerebbe societa’ in pesante crisi economica. In altre parole, chi ha creduto e combattuto per qualcosa (ad esempio, un’impresa, un lavoro, una professione), e si trova all’improvviso nell’impossibilita’ materiale – oggettiva – di continuare a combattere, potrebbe trovarsi in una situazione anomica. E cosa e’ piu’ anomico di una (pseudo) societa’ ‘globale’, in cui lo Stato nazionale e’ inefficiente o impotente, i legami familiari in difficolta’, i partiti politici distrutti, e l’esistenza stessa alla merce’ delle ‘ignote’ e impersonali forze dei mercati finanziari, delle agenzie di rating, degli investitori a Wall Street o Hong Kong? Una pseudo societa’ in cui l’incertezza, la precarieta’ e l’insicurezza diventano quotidiane e persino elevate a ‘valore’, con il nome di ‘flessibilita’’? Durkheim viveva in uno Stato nazionale, ma lascio’ intendere che in un mondo in espansione occorrevano norme ‘globali’ ed una politica ‘globale’. Oggi non abbiamo neanche una politica europea. Oltretutto, a parte le conseguenze umane, l’Europa tecnocratica sta decimando una ricchezza imprenditoriale, quella dell’Italia dei distretti, che e’ stata per decenni modello di successo economico, sociale e culturale, e che non a caso si sta riproponendo in aree del mondo in ascesa, dall’agribusiness brasiliano ai distretti informatici in India.
In Francia, intanto, il Front National (FN), una forza di estrema destra, ha ottenuto il miglior risultato di sempre: con quasi 18% dei voti, Marine Le Pen ha battuto persino suo padre Jean-Marie. Il FN, tra le altre cose, propone di uscire dall’Euro e restaurare una Francia sovrana e industriale. Chi ha votato FN? Dove sono le orde di ‘neo fascisti’? Attente analisi sociali rivelano che l’elettore medio di Le Pen in realta’ abita nella provincia, ed e’ spesso commerciante o imprenditore in difficolta’, o giovane disoccupato, o lavoratore dipendente che non arriva piu’ a fine mese. Tutti, in un certo senso disperati e senza prospettive, traditi dalla Francia e mai accolti dall’Europa. Per fortuna della democrazia, Le Pen ha perso, ma che cosa dobbiamo attenderci dal vincitore, il socialista Françoise Hollande? Non piu’ di tanto, probabilmente.
La Francia e’ ancora la quinta economia mondiale, e con Sarkozy ha anche creduto di fare politica di potenza, dalla Libia alla Costa d’Avorio. Quest’anno intanto verra’ superata dal Brasile, e presto sara’ la volta di Russia e India. In un Euro senza ‘PIIGS’, la Francia sarebbe l’anello debole. I mercati lo sanno, e giova ricordare che la capitalizzazione di mercato di Apple – circa 600 miliardi di dollari – equivale a 20-25% dell’intero PIL francese. Il problema pero’ non e’ di ‘regole’ – su cui Hollande ha spesso inutilmente insistito. Il problema e’ politico, e quindi di scelte. O la Francia, e l’Europa, si lasciano travolgere dall’anomia del mondo globale, oppure tornano a pensare politico. Una civitas europea, con istituzioni democratiche, un governo responsabile a Bruxelles, e un sistema politico federale, potrebbe essere ancora una soluzione, non solo ai problemi economici, ma anche alle domande di identita’ e rappresentanza, dalla regione al continente, di molti cittadini europei. Potrebbe, se non e’ davvero troppo tardi.


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