Andrea Cinalli
Serialità ignorata
16 Maggio Mag 2012 0732 16 maggio 2012

FlashForward, avanti nell’oblio

Due anni sono trascorsi dall’epilogo del serial fantascientifico e neppure l’ombra di un produttore intenzionato a riprendere il progetto. News, curiosità e retroscena di un cult mancato

Eccolo. Il serial rivoluzionario. Quello che si propone di scardinare le regole della serialità tradizionale. Quello che si prefigge di sbalordire i telespettatori con un plot semplice e al contempo arzigogolato, specie per chi s’è gravato dell’onere di metterlo nero su bianco.
Questi sono i primi pensieri balzatici in mente, all'alba del debutto di "FlashForward", racconto di una tragedia umana: tutti gli abitanti del Globo stramazzano a terra nello stesso lasso di tempo. Non solo: in quei frangenti le loro coscienze si proiettano nel futuro, a 6 mesi dallo svenimento collettivo. Eh, già: tutti hanno una visione nitida di sé alle prese con future incombenze. Immagini talmente vivide che, guarda un po’, paiono reali.
Mark Benford, l’agente federale che stava venendo a capo del mistero nel suo sogno/premonizione, è posto a capo delle indagini volte ad accertare le cause del bizzarro fenomeno. A spalleggiarlo con incrollabile tenacia e stoica determinazione sono Janis, agente con la spiccata predilezione per i computer e le donne, e Demetri, il partner che, angosciato dalla mancanza di visioni, paventa l’ipotesi di un’imminente dipartita.

Gli interrogativi che serpeggiano nei 22 episodi di cui consta il primo e unico ciclo sono tre e si fanno sempre più pressanti col prosieguo dell’adrenalinica stagione: “E’ davvero il futuro quanto scrutato dagli umani? Se sì, c’è modo di modificarlo? E’ stato un intervento divino?”
Domande e misteri pronti a generare un ventaglio di possibilità narrative, parte del quale accantonato per sempre. E tutto per la brusca interruzione imposta dai piani alti della ABC, il network statunitense. Già, perché i requisiti per dare alla luce la creatura seriale più innovativa degli ultimi tempi c’erano tutti: brillante regista con al seguito curriculum costellato di successi e fresche idee pronte per infondere nuova linfa a un panorama seriale prossimo al degrado (David S. Goyer); una star hollywoodiana pronta a spiccare il balzo nella televisione, tale Joseph “Shakespeare” Fiennes; e un posto, quello di serial rompicapo che Lost s’accingeva a cedere, pronto per essere colmato. Ciò che mancava erano i telespettatori, che decimavano di episodio in episodio.
Un’emorragia di ascolti forse imputabile a trame orizzontali poco convincenti, che sfociano in “risoluzioni” tanto traballanti da sembrar abbozzate in tutta fretta alla vigilia della produzione.

Con sommo rammarico dei fan, ad imprimere una svolta negativa al già travagliato percorso televisivo sono stati proprio lo smascheramento dell’uomo incappucciato nello stadio di Detroit (uno spilungone nel pilota, poi rimpiazzato da un nanetto dopo una manciata di episodi, “tappetto” meglio noto come Dominic Monaghan), una trama che attinge sempre più dalla scienza mettendo da parte il tema della fede (che per il successo di Lost è stato determinante) e personaggi piatti o poco motivati (lampante è lo spessore da sottiletta di mamma Benford e figlioletta, sempre a lagnarsi delle proprie visioni e incapaci di cambiare il proprio destino).
Certo, è difficile prefigurarsi il futuro della serie, ma milioni di fan non hanno ancora gettato la spugna. In tanti confidano in un ritorno, magari in veste cinematografica, nonostante i dinieghi di Robert J. Sawyer, autore del romanzo che ha ispirato la serie (“Non potrei proprio scrivere una conclusione per le vicende del serial, neppure romanzata: in primo luogo non ne ho i diritti, poi non sarebbe in linea col primo libro, dato che protagonisti e vicende sono parzialmente diversi.”), e le innumerevoli smentite dei capoccia di Starz, il network via cavo di cui si vociferava un interesse all’acquisto del telefilm.

Che fine avranno fatto i protagonisti? Si saranno realizzate le loro premonizioni?
Joseph Fiennes, l’agente FBI protagonista, è perseguitato dalla scure della cancellazione: terminato FF, riveste la parte di Mago Merlino nella serie “Camelot”, che prontamente viene affossata da esorbitanti costi di produzione; Jack Davenport, il fisico Lloyd Simcoe in parte responsabile del “black-out globale”, impersona un regista in “Smash”, il gioiellino musical con Anjelica Houston e Uma Thurman; futuro poco roseo per Sonya Walger, aka Olivia Benford, reclutata solo per un cammeo in “In Treatment 3” e nel lungometraggio “The Factory”; in ascesa cinematografica John Cho (Demitri), impegnato con “A Very Harold and Kumar Christmas”, “American Pie: Ancora Insieme” e “Total Recall – Atto di Forza”.
Voi che dite, vedremo mai il seguito delle vicende? Sapremo che fine ha fatto Mark Benford dopo l’esplosione del quartier generale della Federal Bureau? Demitri avrà finalmente avuto un assaggio del proprio futuro al secondo black-out con cui chiudeva la serie? Olivia e Mark torneranno insieme?
Per averne notizia, conviene davvero sperare in uno svenimento di massa.

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