Versi impressi
16 Maggio Mag 2012 1053 16 maggio 2012

Invecchia con me

Invecchia con me!
Il meglio deve ancora venire,
L’ultima parte della vita, di cui la prima è solo il preludio (…)

Grow old along with me!
The best is yet to be,
The last of life, for which the first was made (…)

Questi vittoriani. Troppo spesso, e con evidente miopia, li si prende per dei costipati del sentimento con la pruderie incorporata, ma la mente meravigliosa e viaggiatrice del poeta e drammaturgo inglese Robert Browning (1812-1889) davvero fa fare brutta figura ai fessacchiotti dei giorni nostri che vivono col mito dell'eterna giovinezza e trasformano la propria maturazione in malattia. Verrebbe da dire: pentitievi delle vostre pompette! Gettate a mare le tinture, i viagra, le protesi e le hogan. E ascoltate quel che ha da dire sulla vita un genio che ha portato meglio perfino di Hemingway la barba bianca della senescenza.

La lirica, pubblicata da Browning nel volume Dramatis Personae nel 1864, è dedicata a Rabbi Ben Ezra, uno dei più importanti filosofi e matematici ebrei del Medioevo, che considera la giovinezza una fase di mera preparazione alla maturità, e, manco a dirlo, la vita terrena come prequel di una vita superiore.

Se c’è qualcuno tra noi che ancora riesce a guardare alla vecchiaia come valore poetico e sociale si faccia riconoscere. E si legga pure il romanzo Pebble in the Sky (Paria del cielo)del 1950 dove il celebre Isaac Asimov riprende i versi immortali per traghettarci in una società in cui il raggiungimento dei 60 anni coincide con la messa a morte dell’individuo, una società ideale dunque, dove non v’è l’incubo della riforma delle pensioni (scapperebbe al massimo qualche esodato).

Non bastasse, il tema fu ripreso da Umberto Simonetta nel romanzo del 1976 I viaggiatori della sera da cui fu pure tratto un film interpretato e diretto da Ugo Tognazzi, con una Ornella Vanoni come non l’avete mai vista (seminuda).

Per chiudere in immortalità: John Lennon riprese nuovamente i versi nella famosa canzone Grow Old With Me del suo album del 1984 Milk and Honey, da allora un classico matrimoniale e un simbolo di lunga durata.


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