Jacopo Tondelli
Post Silvio
16 Maggio Mag 2012 1120 16 maggio 2012

Ma perché a Macao dobbiamo assegnare uno spazio senza concorso?

La storia in breve, per chi non la sapesse, è questa: un gruppo che si chiama Macao, fatto da creativi, artisti, teatranti, occupa un palazzo di Milano che si chiama Torre Galfa, molto vicino alla stazione centrale, di proprietà del gruppo Ligresti. Vogliono una Milano diversa, dichiarano di volere uno spazio in cui le idee, la musica, le arti visive trovino spazio di elaborazione e discussione. Bene. Il punto è che la Galfa non è loro, ma di un gruppo privato. Il gruppo imprenditoriale del palazzinaro per antonomasia, va bene, ma per sempre uno che ha un diritto di proprietà su quell’immobile. 

Dopo dieci giorni di occupazione, la prefettura che risponde al ministero degli Interni (in rapporti molto stretti col Gruppo Ligresti) chiede lo sgombero. Hai voglia a gridare alla violenza e all’ottusità: un’occupazione illegittima di spazi privati resta illegittima. C’è poco da fare. Aggiungiamo che, al di là di ogni formalismo, il posto occupato non appariva (almeno a me che l'ho visitato) particolarmente sicuro né solido. Qualche foto aiuta a vedere che non era esattamente un luogo sicuro. 

Il punto sollevato dai ragazzi di Macao, tuttavia, resta: la Milano in cui Strehler e Bianciardi si trovavano al Giamaica resta in effetti un ricordo lontano, ma la sua vocazione artistica, letteraria, teatrale vive sotto la sua pelle, ed è un peccato buttarla via e non valorizzarla. Bene. E quindi i giovani di Macao sono portatori sani di una buona provocazione a rilanciare quella storia e a parlare al presente, e i 2000 autoconvocati e arrivati in un attimo, ieri, durante l’occupazione lo testimoniano. Poi - e non è marginale - è anche grazie a questo popolo che Pisapia ha vinto le elezioni quasi un anno fa.

Già. Tutto vero. Questo però non è un buon argomento - di certo non sembra sufficiente a me - per assegnare a Macao uno spazio come quello della ex Ansaldo che ieri, invece, il sindaco Pisapia ha subito offerto. Soprattutto, non sembra giusto nè corretto (nei confronti di una città di creativi e artisti che non sono tutti automaticamente rappresentati da Macao e da quella occupazione) procedere senza un bando, senza una vera competizione, tra idee e modelli, senza una vera apertura ad altre esperienze, come da più parti si è ventilato. 

Liberare Milano è importante, e su queste parole d’ordine Pisapia ha vinto. Lavori per liberarla tutta, per mettere in gara le realtà migliori e più ricche. Aver occupato un palazzo diroccato non può bastare per saltare la coda. 

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