Quello che non c’è
16 Maggio Mag 2012 1304 16 maggio 2012

Metti che dovessi scrivere su quello che accade.

Metti che dovessi scrivere un romanzo su una città, e che questa città fosse una delle più importanti in Italia, e pure in Europa per quanto riguarda anche gli eventi e i movimenti culturali, e metti che questa città fosse Milano.

Metti che ci fosse a occupare la poltrona di Primo Cittadino un ometto dimesso spuntato dal nullacome è giusto in un romanzo siano gli eletti, personaggi illuminati da un raggio di sole a indicare la benedizione del Fatopersonaggi che hanno agito bene anche prima di entrare in scena solo che il lettore non lo sa, perché comincia a conoscerlo ora che è in carica, ora che governa sulla città e gli integralisti lo portano in cuore quale un santo, mentre gli altri si rendono conto che le cose, se possibile, non stanno migliorando bensì forse stanno addirittura venendo a pesare di più. Aggiungi un pizzico di delusione e un'ondata di malcontento. E i ribelli non possono neanche ribellarsi perché è il loro Campione, è il loro Eletto, quello che sta facendo male.

In un romanzo, e lo sottolineo, non c'è alcuna possibilità, ci si augura, che un'eventualità del genere possa verificarsi, in un romanzo per dire ambientato in un universo narrativo in cui i risorti Stati Uniti catapultano immondizia oltre confine, il Primo Cittadino chiederebbe all'Ufficio Stampa suo sottoposto come fare a venirne fuori bene.

L'Ufficio Stampa, avvezzo alle moderne tecniche di pubblicità mutuate dal graffitismo, si proporrebbe in un'operazione di guerrilla marketing tipo una falsa protesta, una fintamente accesa manifestazione, una modesta e blanda espressione di autoimposizione, a cui partecipassero attori e cantanti famosi e apprezzati dagli appartenenti alla propria corrente di pensiero in senso lato, i figli stessi dell'entourage del Primo Cittadino, le maggiori scuole costose della città, etc etc.

A quel punto, dopo un certo periodo di banchetti e festeggiamenti, il P.C. simulerebbe un salomonico polso duro con la clemenza e la progressista lungimiranza però di concedere ai ribelli ciò per cui han lottato mettendosi d'accordo precedentemente con l'Ufficio Stampa del Comune. Tutti i personaggi pubblici coinvolti ne riuscirebbero con una gran spolverata di popolarità, il P.C. parrebbe il P.C. che ogni coscienza libera vorrebbe avere al di sopra di sè, e in questa grande mistificazione ci guadagnerebbero tutti tranne quelli che verrebbe finto abbiano a che guadagnare da questa spettacolarizzazione rappresentativa di una lotta senza sostanza.

La fantasia aiuta noi scrittori a inventare storie sulla nostra città, a volte anche ad annusarne le trame nascoste, spesso siamo solo visionari, spesso immaginiamo cose che non accadono, a volte ci prendiamo in pieno, quasi sempre la verità sta nel mezzo.

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