Little Italy
16 Maggio Mag 2012 1856 16 maggio 2012

Monti e i voti di fiducia: ma il Parlamento è un optional?

Governo Berlusconi: 52 voti di fiducia in 43 mesi.

Governo Monti: 17 voti di fiducia in 6 mesi.

Aspettiamo ancora il giorno in cui Giorgio Napolitano ammonirà il premier Mario Monti sull'uso e abuso del voto di fiducia come metodo di governo allo stesso modo in cui, negli ultimi anni, ha bacchettato l'esecutivo Berlusconi.

Non si possono avere due pesi e due misure davanti ad un governo che per la 17esima volta decide di snaturare il Parlamento dalle sue funzioni e prerogative più alte, ancor peggio se per approvare un decreto come quello sulle commissioni bancarie. Il popolo sovrano, i cittadini, non sono un dettaglio, né un errore della Costituzione che, tra le altre cose, nemmeno prevede queste scorciatoie. Deputati e senatori, tolta l’élite di zombie e geneticamente modificati, hanno il diritto di controllare, avanzare alternative, esigere miglioramenti, pretendere modifiche a ciò che programma per un Paese un organo collegiale di pochi, il Consiglio dei ministri, privo di mandato elettorale diretto.

Se tutto questo viene meno, è legittimo chiedersi a che serva ancora il Parlamento? E, se questo va in scena proprio quando a governare sono i "professori" della scienza politica e dell’amministrazione pubblica, si può ricordare loro che la cattedra e le aule universitarie sono una cosa ben diversa dalla politica parlamentare, dalla prassi costituzionale e dalla civiltà repubblicana? C'è ancora qualcuno in Italia che, oltre a preoccuparsi di pressione fiscale e crisi dell'eurozona, può fermarsi un attimo a rileggere la parabola dei principi costituzionali e democratici da novembre scorso ad oggi?

Napolitano, se ci sei, batti un colpo. Numeri alla mano, l'inquilino di Palazzo Chigi pare lo stesso di quello di Palazzo Grazioli.

Twitter: @FrankClemente

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