Storie di un fisco minore
16 Maggio Mag 2012 0457 16 maggio 2012

Tre immigrati in guerra con Equitalia

Lasciano favelas, suk, ghetto, miseria, gli amici di sempre. Ahmed, Gabriel, Irina, hanno un colpo di fortuna: sono assunti da un hotel a cinque stelle in Italia. Uno stipendio alle soglie dell’indigenza per noi che guardiamo la pay tv e compriamo l’iphone, un superenalotto per chi arriva da Paesi ancora più inguaiati del nostro. Il direttore dell’albergo è cortese, consegna loro una divisa che li fa sentire ufficiali al ballo di gala, non facchini e camerieri. La busta paga, dopo qualche mese, fa arrabbiare anche i tre immigrati. Si accorgono che tra Irpef e trattenute lo Stato italiano si prende un sacco di soldi. Ma almeno non c’è altro da pagare, li rassicura l’ufficio del personale. Qualche anno di sacrifici e i tre mettono riescono a mettere da parte qualche soldino per rientrare in pompa magna a casa loro. Piccolo appartamento di proprietà, un po’ di risparmi e finalmente la serenità per tornare a vivere dove tutti parlano la lingua che meglio conosci. Gabriel va via un po’ prima, dopo un commovente brindisi di commiato con i colleghi. Ahmed e Irina, per loro fortuna, restano ancora qualche mese in Italia. Il tempo necessario per ricevere una cartella di Equitalia: dovrebbero restituire al fisco settemila euro, le detrazioni di cui hanno beneficiato in busta paga non sono state correttamente calcolate. Spaventati, chiedono aiuto al direttore del personale che, in poche settimane, chiarisce l’equivoco con l’agenzia delle entrate: le due cartelle sono annullate, Ahmed e Irina piangono d gioia. E Gabriel? Ignaro, è a Buenos Aires. Il messo notificatore non lo trova al suo ultimo indirizzo italiano e con la crudezza del linguaggio burocratico scrive sulla cartella: “sloggiato e sconosciuto”. Dopo qualche anno Gabriel torna in Italia per una rimpatriata tra amici. Viene a sapere che deve pagare quarantamila euro per debiti fiscali (tra sanzioni e interessi la cifra è aumentata in modo esponenziale). Gli sequestrano l’orecchino. Tenta di mediare, di risolvere, di impugnare. “I miei amici Irina e Ahmed, all’epoca, fecero annullare il debito”. Niente da fare. Le norme non consentono. Quella cartella è diventata “definitiva”, non è annullabile. Gabriel torna in Argentina con tanta amarezza e la rabbia di un’ingiusta condanna: evasore fiscale. Metteteci tre zeri in più e qualche piccola variazione alla storiella: è esattamente quello che è accaduto a Maradona (Gabriel), Careca e Alemao. Gli ultimi due riuscirono a difendersi e oggi sono liberi di circolare in Italia senza ufficiali giudiziari che li inseguono. Diego no, anche lui è uno “sloggiato e sconosciuto”. Deve quaranta milioni di euro al fisco italiano. Le regole non sono giuste. Vanno cambiate. Per Diego Armando Maradona ma anche per i tanti Ahmed e Irina che lavorano onestamente in Italia.
Giuseppe Pedersoli

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