Anamorfosi
19 Maggio Mag 2012 1512 19 maggio 2012

Per il futuro che ci vogliono ammazzare

Occorre dire che l’atroce attentato di Brindisi è una faccenda fin troppo italiana, che non può interrogare differentemente l’uomo del Sud e quello del Nord. È l’Italia Una a doversi fare carico di una vicenda che ci strazia il cuore e la coscienza in quanto cittadini, studenti, insegnanti, madri, padri, figli, fratelli. Non si tratta infatti di un attacco allo Stato, ma di una gravissima, terrificante manovra per annientare anche quel residuo di speranza che ancora tiene in piedi questo paese, sempre più macchiato dal sangue di chi si ammazza, o viene ammazzato, o gambizzato, o riempito di botte, o stuprato.
La crisi di cui tutti parlano non è solo quella dell’economia, è piuttosto una deriva tragica, mortifera, violenta di una cultura che non trova nella Legge un limite e un riferimento. Siamo un popolo senza padre: senza Dio, senza Legge, senza Stato (che non di rado si eclissa). Siamo un popolo che ha perso la fiducia nella giustizia, perché saranno in molti ad aver pensato che chi ha fatto esplodere le bombe di Brindisi rimarrà impunito. Siamo un popolo depresso, non di rado persino suicidarlo, oppresso da un peso sempre più insostenibile. Siamo un popolo paranoico, che deve identificare un persecutore e mettergli addosso l’origine del male, perché la cosa più difficile è farsi un esame di coscienza.
Che cosa ci resta per sperare in questa Italia, dopo aver letto una delle sue pagine più terribili? Come credere nel futuro, se il futuro ce lo vogliono ammazzare (perché questo fa chi mette delle bombe davanti ad una scuola)? Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino sono morti perché sono stati lasciati soli. Si tratta di trovare il coraggio nella paura e comprendere profondamente che quello che sta accadendo al nostro paese ci riguarda, ha a che fare con noi. La cultura causa l’azione. Ma la cultura è un prodotto umano, ed è a partire dalla gente, da noi, che può essere cambiata. Oggi, stringiamoci intorno a Brindisi.

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