Fuoriserie
23 Maggio Mag 2012 0825 23 maggio 2012

La politica come non l'avete mai vista in una dissacrante sitcom HBO

C'è chi ci vede una copia sputata di Sarah Palin, chi pensa a una parodia di Hillary Clinton e chi ancora chiama in causa James Danforth "Dan" Quayle, il 44esimo vicepresidente degli Usa ai tempi di Bush padre (passato alla storia come il vicepresidente più ridicolizzato dai media, per le sue battute senza senso e la poca cultura politica). E' difficile dire a chi Selena Meyer, nuova protagonista della serie TV firmata HBO, Veep, strizzi l'occhio: l'attrice (Julia Louis-Dreyfus, che grazie a questa interpretazione è entrata di petto tra i divi della comicità seriale americana) ha negato qualsiasi riferimento. Sarah Palin resta comunque la candidata numero uno, ma attenzione a non cadere in inganno: la Selina della sfottò Hbo è democratica.

Tutti e nessuno entrano in questa serie che non vuole essere né repubblicana né democratica, né conservatrice né liberale: è piuttosto uno show metapolitico che dall'interno cerca di distruggere, ironizzare e raccontare in modo disincantato la politica statunitense. Facendo a pezzetti il mito della White House, il luogo in cui si decide il destino del mondo.

Un'ottica diametralmente opposta da quella che Aaron Sorkin ci ha regalato alla fine degli anni novanta con l'indimenticabile The West Wing (la serie di sette stagioni ambientata nell'Ala Ovest della Casa Bianca). Lì ad avere la meglio era una visione alta, intellettuale, solida e decisamente idealizzata della politica. L'unica cosa che Veep ha in comune con la serie di Sorkin sono quei botta e risposta rapidi nei corridori degli uffici presidenziali: tutto il resto scivola nel filone comico. Veep (remake del mockumentary inglese The Thick of It) ci risparmia ogni possibile moralismo ideologico e punta su eccentricità e manie di coloro che sono attratti dal potere.

Selina è, a tutti gli effetti, l'antipolitica: disinteressata ai problemi reali, si preoccupa solo dell'immagine, di non fare gaffe (o meglio di rimediare a quelle fatte) e di sapere se il presidente ha chiamato (no, ovviamente non chiama mai). A soccorrerla c'è un manipolo di incompetenti o disadattati: da Gary che non fa altro che seguire il vicepresidente e sussurrarle all'orecchio alcune informazioni sulle persone che incontra ("Moglie, non figlia! Moglie, non figlia!") a Mike, il portavoce, che finge di possedere un cane per giustificare i ritardi in ufficio.

Le lodi sono state tessute da molti critici americani, anche se ci sono voci fuori dal corso. Una satira profana, l'ha definita il New Yorker, sottolineando come la parola "fuck" e le sue varianti siano presenti oltre 250 volte nei primi otto episodi. Storce il naso anche Entertainment Weekly: troppe parolacce e il confronto con The West Wing vede Veep uscire perdente. Ma è un confronto che davvero ha poca ragione di esistere: la prima drama, la seconda comedy. La prima incentrata su un presidente serio e coscienzioso e la seconda una parodia su una vicepresidente, che più che Veep si sente una VIP.

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