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24 Maggio Mag 2012 0950 24 maggio 2012

Il mattone londinese e la voglia di sole e pizza dei capitali stranieri

Riprendiamo di seguito il post di Romano Perissinotto, pubblicato originariamente sul suo blog

Ricordo quando un appartamento a Mayfar, Londra, rappresentava il sogno per un giovane italiano che bazzicava da quelle parti, con molte speranze e la pronuncia gravata da un accento milanese che ancora oggi si ripresenta puntuale. Una casa monofamiliare a South Kensington era poi assolutamente da evitare, a meno di non essere il parente di qualche emiro arabo. Erano gli anni novanta.

Poi sono arrivati i russi, inizialmente visti con un certo sospetto ma ben presto riconsiderati in determinati circoli, d’altronde è risaputo e, come dicevano i latini, pecunia non olet. Infine gli orientali, spinti da quel boom economico che portò a definire alcuni Paesi del Far East come “le Tigri” asiatiche. Gli indiani ci sono sempre stati. In effetti, molti medici in UK sono di origine indiana, altri erano impiegati in mansioni più umili. Negli ultimi due anni sono arrivati i cinesi, i ricchi cinesi (stimati in oltre 150 milioni, quale opportunità la globalizzazione) a sostenere la domanda di immobili di lusso.

Oggi sono gli italiani. Si, i nostri concittadini sono diventati pazzi per il mattone londinese e sono gli attori principali e più dinamici del mercato immobiliare della City. Curiosità: stando a quello che ho potuto sentire nei giorni scorsi, sembra che molti siano napoletani. E non si tratta solo di pochissimi facoltosi in grado di pagare decine di migliaia di sterline al mq: il prezzo medio che pagano per comprare una casa è di 1 milione e mezzo di sterline - circa 1 milione e 800 mila euro - segno appunto che il numero degli italiani che investono è aumentato, allargandosi a includere anche coloro con un patrimonio più basso.

Ovvio domandarsi del perché di tanto interesse e coinvolgere un paio di amici operatori immobiliari londinesi nel rispondere al quesito. Sono emerse tre principali motivazioni. La prima, che non mi stupisce affatto, è un mix tra la semplicità delle procedure d’acquisto e la conveniente fiscalità anglosassone. La seconda, più contingente, è il relativo cambio favorevole dell’euro con la sterlina, giunto circa un anno fa addirittura alla pari.
La terza è una norma giuridica introdotta dal governo Cameron a cui va un plauso per lungimiranza ed efficacia. Il governo ha adottato un metodo che funziona davvero bene e prevede un percorso a scalare in base all’investimento fatto sul territorio britanico. In sintesi, chi desidera prendere la residenza inglese porta 10 milioni di sterline ed entro 2 anni avrà il diritto di residenza. Se ne porti 5, avrà la residenza entro 3 anni. Per un “solo” milione al massimo 4 anni. Non male per attirare capitali stranieri!

Quindi la domanda cresce a tal punto da guidare il mercato immobiliare. Significativo il fatto che The Shard, il grattacielo progettato da Renzo Piano che sarà il più alto di Londra, nonostante le richieste non ha ancora messo in vendita il residenziale, il cui valore non sarà a meno di 50mila sterline al metro quadro. Un bel colpo davvero, complimenti!
All’opposto, mi rattrista un’altra considerazione degli amici inglesi a fronte degli acquisti dei nostri connazionali, in particolare dei napoletani, ovvero quella che anche gli anglosassoni sarebbero interessatissimi ad investire in Italia, in particolare in Campania ed in generale nel Mezzogiorno, a condizione che la burocrazia fosse meno complessa e di godere di una fiscalità agevolata.

Ancora una volta siamo di fronte ad uno sperpero di opportunità, all’ennesima dimostrazione di come un ordinamento ingessato blocchi lo sviluppo e gli investimenti stranieri. Il “povero” Monti alla (giusta) disperata ricerca di investitori esteri per il Belpaese mi appare, purtroppo, come un dilettante allo sbaraglio: si pensi a riformare, snellire e semplificare le procedure: i capitali ci sono e stanno aspettando di potersi godere sole e pizza.

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