Jacopo Tondelli
Post Silvio
24 Maggio Mag 2012 1755 24 maggio 2012

Lo “sciopero” dell’aeroporto di Venezia: chi vive di soldi pubblici (cioè nostri) punisce i passeggeri (cioè noi)

Immaginate, un giorno, di prendere l’autostrada e di non riuscire più a uscire. Immaginate di imboccare il casello fuori dalla vostra città e poi, all'uscita, a ogni uscita, di trovare la coda di chilometri e di apprendere - dal tam tam di chi sta davanti a voi - che i caselli sono chiusi, sbarrati, e i casellanti assenti. Incubo? B movie? Non proprio. Sentite questa piccola e istruttiva storia che arriva da Nordest, per la precisione dall’aeroporto di Venezia. 

Il governo, che dà in conessione il servizio areoportuale a Save, non aumenta le tariffe come sperato (dai gestori) e annunciato. La società di gestione Save, presieduta da Enrico Marchi, che dallo stato ha in concessione l’areoporto e di quelle tariffe vive, ha reagito congelando le assunzioni stagionali di lavoratori, creando da subito una situazione di grave stallo. Creando una serie di ingorghi, e finendo col rendere la vita impossibile ai viaggiatori, cittadini e consumatori, punti per il solo fatto di essere passati di là. 

Sono due giorni all’aeroporto di Venezia regna il caos. I consumatori protestano, Andrea Martella del Pd ha presentato un’interrogazione parlamentare.  Azioni e reazioni. Io, da cittadino, ho solo qualche domanda: è legale quel che ha fatto il gestore di un servizio pubblico che l’ha improvvisamente negato ai contribuenti, cittadini, consumatori? Se no, qualcuno intervenga. Se invece è legale, per favore, cambiamo la legge. 

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