Albergo a ore
25 Maggio Mag 2012 1040 25 maggio 2012

Crisi? Investite in libri antichi, sono più sicuri dei btp

Quest’oggi sono incappata, grazie a una soffiata del mio vecchio padre, nella Fiera internazionale del libro antiquario, che si svolge a Londra dal 24 al 26 maggio all’Olympia National Hall e, francamente, mi si è aperto un mondo.

Come arrivo, affannata dal caldo africano che stranamente ha investito la città in questi giorni, mi trovo di fronte al piccolo stand di un libraio di San Francisco (Thomas Goldwasser Rare Books). Mi avvicino incuriosita vedendo che ha in esposizione una prima edizione di A Streetcar named Desire (Un tram che si chiama desiderio). Assidua groupie di Tennessee Williams quale sono, chiedo al simpatico vecchietto di poter dare un’occhiata al prezioso dattiloscritto… «Sì, certo», mi risponde, «costa 15.000 dollari. Un affare».

Un affare, in effetti, dato che poi scopro che alcune delle gemme vintage in esposizione alla fiera arrivano a costare anche 200.000 pounds. La maggior parte dei libri più costosi sono molto antichi e sono edizioni uniche, ma si trovano anche dispendiose prime edizioni di libri come Addio alle armi, La Fattoria degli Animali o Lolita (autografato da Mr Nabokov, per la modica cifra di 12.500 sterline).

Il mercato dei libri rari e antiquari non è forse uno dei più conosciuti, e ad alcuni potrebbe sembrare poca cosa, ma è in realtà l’unico settore dell’editoria a non essere stato messo in ginocchio dalla rivoluzione digitale, e quello che ha sofferto meno della crisi economica. Zoldan Foldvari, libraio Ungherese, commenta: «La gente non compra questi libri per leggerli, ma per collezionarli, come farebbe con un’opera d’arte, lo fa per passione o per investimento».

Zoldan, che ha 27 anni, un sorriso da nerd e un socio di 25, colleziona libri rari da quando era adolescente. Quando aveva 22 anni ha cominciato a lavorare nella più prestigiosa libreria antiquaria di Budapest e da allora non si è più fermato: «È l’unico lavoro che potrei fare», dice. Quando gli chiedo se guadagna bene, mi rivolge un languido sorriso malizioso, poi guarda il suo orologio. Sì. Mi pare di capire che guadagni bene.

Un altro libraio, attempato e inglese  e che vive in Cornovaglia, nel suo negozio riceve solo per appuntamento «perché la gente ti fa perdere tempo, entrano solo perché fuori fa freddo» (la frase se la lascia sfuggire la moglie, a cui lui prontamente rivolge uno sguardo all’uranio impoverito). Spiega che il valore di un libro raro e antico – udite udite –generalmente raddoppia ogni sette anni. (L’Antiquarian Booksellers Association raccomanda che ci si astenga dai commenti sul valore di mercato. . .) Insomma, molta gente compra questi libri anche a titolo di investimento.

Quando chiedo al mio amico ermetico com’è che è incappato nel mestiere mi dice: «Perché purtroppo non riuscirei a fare altrimenti. È una malattia». Silenzio. Poi aggiunge «But a nice one».

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