Mondo Calcio
25 Maggio Mag 2012 0909 25 maggio 2012

Morire (e ammalarsi) di calcio

La tragedia di Piermario Morosini, poco più di un mese, fa ha riaperto il dibattito sulle morti improvvise nel calcio: si tratta solo fatalità o c’è qualcos’altro?

Di sicuro - e al contrario di quanto si sostiene spesso sui media italiani - i casi di morti sul campo sono molto più frequenti di quanto si pensi.

A fare un po’ di chiarezza sull’argomento, una volta tanto, è stata la Fifa. Secondo un dossier elaborato dalla commissione medica del massimo organo di governo del calcio mondiale e presentato a Budapest, i calciatori morti per problemi cardiaci nel corso di gare ufficiali o in allenamento sono 84 solo negli ultimi cinque anni. Ossia molti di più di quanto rilevato dalle varie stime non ufficiali circolanti finora.

Per di più - come ha sottolineato il presidente della commissione medica Michael D’Hooghe – si tratta di dati molto parziali, visto che all’inchiesta hanno partecipato solo 129 delle 208 Federazioni aderenti alla Fifa. E solo 19 Federazioni dispongono di dati esaustivi sulle morti improvvise, mentre le altre si limitano a stime approssimative.

Soprattutto, stando sempre ai dati forniti dalla Fifa, si può arrivare ad affermare che non tutto il fenomeno delle morti improvvise può essere relegato nel campo della fatalità. Come evidenziato dal caso di Morosini, e come ricordato ieri dallo stesso D’Hooge a Budapest, in caso di attacchi cardiaci è fondamentale l’intervento immediato dei medici e la presenza di defibrillatori. Delle 84 morti accertate dal 2007 a oggi, solo nel 20 per cento dei casi c’era un defibrillatore a bordo campo. Più in generale solo il 55 per cento delle gare ufficiali giocate in tutto il mondo si svolgono con la presenza di un defibrillatore; e se si considerano quelle di allenamento la percentuale scende al 28.

Infine nell’elenco degli effetti collaterali da calcio non vanno dimenticate altre patologie gravi. Alcune emergono nel breve termine, come quelle legate ai tessuti cartilaginei, che sono difficili da trattare e possono condurre a problemi di locomozione; altre solo nel lungo periodo, come le osteoartrosi.

Anche in questo caso, qualcosa si potrebbe fare, a partire dalla riduzione del numero di partite disputate. I medici della Fifa affermano che il numero massimo di gare “tollerabili” per stagione è di 60. “Naturalmente – sottolineano gli stessi medici – va tenuto conto delle pressioni degli sponsor”.

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