(In)Clementi
26 Maggio Mag 2012 1136 26 maggio 2012

Dopo il finanziamento urge una legge sui partiti*

Il finanziamento pubblico della politica è un patto di fiducia tra eletti ed elettori. Come una stretta di mano, intensa, robusta, convinta, è il legame che permette a una democrazia, intesa come governo di tutti, di esser tale, poiché la libera dai rischi di finire schiava e succube di pochi, garantendo invece l’uguaglianza delle chances di partecipazione di tutti alla vita politica. D’altronde, se non è così il finanziamento diviene la prova regina del tradimento della fiducia dei cittadini da parte della politica e il simbolo plastico dell’autoreferenzialità dei governanti sui governati.
In Italia, come è noto, il finanziamento pubblico ha avuto una storia travagliata che, dopo l’abrogazione nel 1993 per via referendaria, ha visto la scelta scellerata di rendere il “contributo per le spese elettorali”, cioè i rimborsi, un autentico finanziamento pubblico. In spregio a qualsivoglia rispetto del voto popolare.
Invece, sarebbe bastato dire due verità: che la politica ha un costo e non riconoscerlo è o da miopi idealisti o da ipocriti interessati, e che un finanziamento pubblico della politica è necessario per garantire a tutti i cittadini tanto l’accesso alla partecipazione alla politica quanto l’accesso all’esercizio di una funzione pubblica. Il sistema politico-partitico di allora era però troppo debole e squalificato per farlo, e lo era anche perché -come noto- di quel finanziamento aveva fatto un vizio e non, invece, una virtù democratica.
Eppure, mentre in ogni democrazia moderna -in genere nella formula mista pubblico-privato- vi è un sostegno economico pubblico per la politica, solo l’altro ieri la politica italiana ha trovato il coraggio di approvare in prima lettura, con grande fatica e dopo molti scandali, una proposta di legge in materia di finanziamento dei partiti e dei movimenti politici.
Quali considerazioni?
Partiamo dall’architrave concettuale. Nelle grandi democrazie non vi è finanziamento pubblico della politica, cioè dei partiti, se non vi è innanzitutto una legge sui partiti che disciplini, regoli e controlli la natura, le funzioni e, appunto, il loro finanziamento. Le due discipline sono legate intimamente proprio perché rappresentano due tasselli fondamentali dei modi attraverso i quali si esplica la forma di governo da un lato e, dall’altro, la forma di Stato nel rapporto tra individui e autorità. In questo senso, il testo approvato, pur contenendo già alcune norme “sui partiti”, tuttavia è stato scorporato dal provvedimento sulla disciplina dei partiti, che invece sarà discusso più in là. Questo disallineamento, davvero poco sostenibile, deve trovare soluzione quanto prima.
Al di là della progressiva riduzione dei contributi e dell’applicazione necessaria di opportuni tetti di spesa, invece, del tutto apprezzabile appare il fatto che il finanziamento diretto sia parametrato in ragione percentuale a quanto ottenuto dai partiti con erogazioni liberali. Una scelta importante perché obbliga i partiti, prima di chiedere i soldi del finanziamento pubblico, a dimostrare la loro esistenza nella società, attraverso la loro capacità di ottenere fondi attraverso erogazioni liberali. Alla luce degli ultimi scandali, un fatto in sé, come dire, non scontato.
Due punti, più di altri, meritano una riflessione ulteriore. In primis, il fatto che sia stato bocciato l’emendamento che proponeva il divieto delle società pubbliche partecipate di donare fondi alle associazioni presiedute da parlamentari appare una scelta che, ictu oculi, davvero può alimentare istinti di antipolitica piuttosto che fiducia e rispetto tra governanti e governati. E poi che sia stata affidata la scelta di effettuare i controlli a un nuovo organismo piuttosto che, come è giusto e naturale che sia, ad una sezione specializzata della Corte dei Conti. Le evidenti ragioni del diritto sono lì a testimonianza, se non bastano alla politica le opportune parole che il Presidente Giampaolino ha rivolto al Presidente della Camera.
Sia come sia, la politica comunque ha battuto un colpo. Bene. Poteva essere di sicuro più brillante e attenta alle dinamiche sociali del Paese; tuttavia, essendo la prima lettura, confidiamo che ci sia modo per migliorare.

*articolo uscito su Il Sole24Ore del 26 maggio 2012.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook