ElleBo
28 Maggio Mag 2012 1738 28 maggio 2012

Quando Ciampi parlò di «un tentativo di golpe»

I mesi di crisi dell'Italia hanno tante analogie con gli anni 1992 – 1993 in cui la tenuta democratica del paese fu seriamente messo a rischio da uno stragismo che, come sempre accade in Italia, ha assunto le tinte fosche di connivenze tra organi di stato deviati e la mafia: la crisi economica, lo stallo politico-istituzionale, il crollo dei partiti, una disoccupazione dilagante e pesanti manovre finanziarie.

Che la regia del clima di tensione portasse la firma, oltreché della mafia, anche di una parte deviata dello stato tornò impetuosamente al centro delle cronache il 29 maggio 2010 in un’intervista dell’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che nel ’93 presiedeva un governo di emergenza nazionale, rilasciata a Massimo Giannini sulle colonne di Repubblica «Non esito a dirlo, oggi: ebbi paura che fossimo a un passo da un colpo di Stato. Lo pensai allora, e mi creda, lo penso ancora oggi».

Parole pesanti come il piombo dei proiettili e dolorose quanto le stragi che segnarono il paese. Ciampi si spinse oltre nell’intervista ricostruendo le drammatiche ore della notte del 27 luglio 1993 (strage di via Palestro):«Arrivai a Palazzo Chigi all'una e un quarto di notte, convocai un Consiglio supremo di difesa alle 3, perché ero convinto che lo Stato dovesse dare subito una risposta forte, immediata, visibile. Alle 4 parlai con Scalfaro al Quirinale, e gli dissi "presidente, dobbiamo reagire". Alle 8 del mattino riunii il Consiglio dei ministri, e subito dopo partii per Milano. Il golpe non ci fu, grazie a dio. Ma certo, su quella notte, sui giorni che la precedettero e la seguirono, resta un velo di mistero che è giunto il momento di squarciare, una volta per tutte».

Ciampi lanciò un appello, caduto nel vuoto, affinché fosse fatta finalmente piena luce su quei fatti. A distanza di 19 anni si sa ancora troppo poco di quel periodo e allo stesso tempo il paese sta precipitando di nuovo in un clima di tensione. 19 anni dopo l’Italia è di nuovo stretta in una morsa sociale ed economica, attraversata da episodi inquietanti come la bomba di Brindisi, e priva, come fu allora, di una classe politica in grado di reggere l’impeto del corso degli eventi.

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