Il picchio parlante
29 Maggio Mag 2012 1252 29 maggio 2012

Napolitano e la Costituzione dimenticata

Che tra il Presidente Napolitano e Beppe Grillo non corra buon sangue lo si è capito ormai già da tempo. Troppo spesso il comico, nonchè promotore del Movimento 5 Stelle, ha preso di mira la prima carica della Repubblica, tirandogli addosso fior fior di critiche per le sue mancanze e per le sue scelte. Napolitano, dal canto suo, non ha mancato di rispondere nelle ultime apparizioni rivolgendo delle frecciate, neanche troppo camuffate al 64enne genovese. Prima l'invito a non lasciarsi coinvolgere dai populisti, poi la battuta sul "boom" della prima tornata delle recenti amministrative, ed infine, la più recente: «La rete non è il luogo delle decisioni politiche, che appartengono ai partiti»

E' ormai evidente, che il buon Napolitano, accecato anche un pò dalla rabbia, abbia perso un pò la bussola. Come giustamente ricorda il collega Marco Sarti nel suo editoriale (http://www.linkiesta.it/napolitano-beppe-grillo) Napolitano è il garante di tutti i cittadini italiani. Ma non per qualche astruso motivo politico o morale. E' proprio la Costituzione che, all'articolo 87 comma 1, sancisce quanto segue: "Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale". Più chiaro di così non si potrebbe spiegarlo. Napolitano è - o forse dovrebbe essere- il Presidente di tutti. E non può utilizzare la sua carica per tirare le orecchie a qualche componente politico. L'avrebbe dovuto fare anche quando altre forze politiche uscivano fuori dal proprio campo d'azione, sottoponendogli vere e proprie legge-vergogna!

Inoltre, schierandosi contro lo strumento di comunicazione per eccellenza -il world wide web- ha compiuto un'altra mossa sbagliata. Proprio le recenti catastrofi causate dalle varie scosse di terremoto, mettono ulteriormente in risalto l'importanza di questo mezzo. Tutte le informazioni viaggiavano sulla Rete, offrendo collegamenti (fondamentali!) e dispensando consigli di vitale importanza. La Rete, rimane pur sempre assimilabile ad una grandissima, immensa, piazza pubblica, dove ognuno rimane libero (fino a prova contraria) di esprimersi. Voler mettere un freno a questa opportunità è un atto contrario a diverse forme di libertà. E, soprattutto, è di pessimo gusto, nonchè anche immorale, se come mittente ha colui che dovrebbe "rappresentare l'unità nazionale".

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook