C'era una volta
30 Maggio Mag 2012 1219 30 maggio 2012

Rignano e i mostri: chi è la “misteriosa donna dell’est” Jasna Detiček?

Ma la Jasna Detiček rinviata a giudizio nell'inchiesta Rignano-bis per i reati di il sequestro di persona, la violenza privata e la sottrazione di minorenne è la medesima Jasna Detiček su cui si è espressa la Corte di giustizia nel 2009 nel procedimento contro Maurizio Sgueglia?

L'indagine è durata pochi secondi, il tempo di digitare Jasna Detiček su google. Digitando Maurizio Sgueglia viene fuori la sentenza completa.

A occhio e croce questa impegnativa operazione non è stata fatta da chi si occupa dei fatti di Rignano Flaminio. La "misteriosa donna dell'Est" non è altro che uno dei tanti genitori che lottano nei tribunali per l'affidamento di un minore.

Ecco quanto:

La Corte di giustizia ha già fatto riferimento alla Carta in due sentenze successive all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, rese, rispettivamente, nei casi Jasna Detiček contro Maurizio Sgueglia (23 dicembre 2009, C‑403/09 PPU) e Seda Kücükdeveci c. Swedex GmbH & Co KG (19 gennaio 2010, C-555/07). Nel primo caso un giudice sloveno chiedeva alla Corte di giustizia se l’art. 20 del regolamento n. 2201/2003 (relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale) debba essere interpretato nel senso che esso consente ad un giudice di uno Stato membro di adottare un provvedimento provvisorio in materia di responsabilità genitoriale inteso a concedere l’affidamento di un minore, che si trova nel territorio dello Stato suddetto, ad uno dei suoi genitori, nel caso in cui un giudice di un altro Stato membro, competente in forza del detto regolamento a conoscere del merito della controversia relativa all’affidamento, abbia già emesso una decisione che affida provvisoriamente e in via esclusiva il minore all’altro genitore, e tale decisione sia stata dichiarata esecutiva nel territorio del primo Stato membro. In pendenza del giudizio di separazione tra il Sig. Sgueglia, cittadino italiano, e la Sig.ra Detiček, cittadina slovena, il giudice di Tivoli aveva affidato la figlia minorenne della coppia al primo, con collocamento presso un istituto. Tuttavia, il giorno stesso della decisione, la Sig.ra Detiček aveva fatto ritorno in Slovenia, portando con sé la figlia, dove chiedeva ed otteneva, mediante una misura cautelare e provvisoria, l’affidamento della figlia. Il giudice sloveno fondava la propria decisione sul combinato disposto dell’art. 20 del regolamento n. 2201/2003 e dell’art. 13 della convenzione dell’Aja del 1980, adducendo a motivazione il mutamento delle circostanze e l’interesse della minore: la bambina, ad avviso di questo, si era ormai integrata nel suo nuovo ambiente sociale in Slovenia e, pertanto, un ritorno forzato in Italia le avrebbe provocato gravi traumi. Una prima opposizione presentata dal Sig. Sgueglia a tale decisione veniva respinta; interposto appello, il giudice sloveno competente (la Corte d’appello di Maribor) sospendeva il processo per sollevare rinvio pregiudiziale (il primo da parte di un giudice sloveno). La Corte di giustizia ha interpretato l’art. 20, n. 1, del regolamento n. 2201/2003, dichiarando che la concessione dei provvedimenti provvisori o cautelari dallo stesso previsti richiede che siano soddisfatte tre condizioni cumulative: ossia, i provvedimenti in questione devono essere urgenti, devono essere adottati nei confronti di persone o beni presenti nello Stato membro in cui siedono i detti giudici nazionali, e devono avere carattere provvisorio. Tali requisiti non sussistevano nel caso di specie e, pertanto, la questione doveva essere risolta nel senso della incompetenza del secondo giudice adito.

Qui la sentenza completa

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:62009J0403:IT:HTML

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